Pianti e tutorial

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E facciamo un altro giro.

Prima inseparabili, ora visite con il contagocce, ma alla fine cosa in porta, quando fa visita in famiglia il cugino Giancula Gianluca, cugino del papà. Diciamo che ha iniziato ad aprire lui il ciclo diventare genitori, con l’arrivo del tuo cuginetto Teo, un mezzo sangue umano ed elfico, ossia italiano e francese.

Sì, zio Gianluca ora se la fa con i francoglioniti francesi, esattamente a Montpellier. Fa un lavoro bellissimo, che tuo padre mica ha ancora capito, nonostante zio glielo abbia spiegato almeno venti volte.

Qualche giorno fa è tornato per il battesimo di Alice, di lei parleremo avanti, dando a papà tanti utili consigli e validi tutorial con i quali affrontare, in modo impeccabile, quelli che saranno i tuoi primi mesi. Soprattutto i tuoi primi pianti.

Zio e zia Elodie andarono un giorno dal ginecologo, in quanto quello scornacchiato quell’adorabile cucciolo di tuo cugino Teo non ne voleva sapere di smettere di piangere. Così, il luminare dottore francese, proferì queste parole:

Non temete, in base al pianto di vostro figlio riuscirete a capire le sue esigenze. Se ha fame, piange in un modo. Se ha fatto la pupù, piangerà in un altro modo.

Zia Elodie si sentì rassicurata, zio Gianluca reagì in altro modo: “Così mi sono detto, ma tu sei veramente un coglione? Ma mi stai prendendo per il culo? E io che cazzo ne so, quel piccolo spaccapalle come piange, mi sfonda i timpani forse si starà prendendo gioco di me perché sono italiano, questo mattacchione di dottore”.

Tuttavia ci ha voluto provare, il figlio piangeva e lui con tono rassicurante gli mormorava “Tutto bene cucciolo, ora ti cambio” ma non aveva fatto nessun bisognino. Aveva sbagliato esigenza. Prepara il biberon, ma nulla. Pianti su pianti. Così è arrivato da solo a trovare l’unica soluzione e il centro di questo tutorial sul diventare genitori. Lasciarlo alla mamma. Fine. E questa soluzione funziona anche per una miriade di altri problemi.

Altro colpo di genio, per quando il bimbo diventa più grande e vuole giocare, continuamente giocare, è questo. C’è anche una fotografia.

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Papà, allora vado!

L’uomo invisibile. Qui, il povero Luca, dopo 150 minuti di cavalluccio con il piccolo dietro la schiena, aveva ormai perso l’uso delle ginocchia. Così, si è inventato la scusa dell’uomo invisibile. Il piccolo vuole giocare ancora? Lui lo indirizza verso qualche angolo di casa, gli lascia un giocattolo e verba “Ora gioca con l’uomo invisibile!” e ho visto mio nipote per venti minuti, giocare e parlare da solo. Mi sembrava un piccolo disadattato.

Non so se effettivamente funzionerà, ma annoto e incrocio le dita. Tu, amore mio, mia immensa e dolcissima Strega, sta tranquilla. Non trascurerò nostro figlio e non lo metterò nelle mani di un fantomatico uomo invisibile. Andrea Ronny se la farà con i folletti irlandesi, proprio come il papà quando arriva il giorno di San Patrizio.

Non sono io che mi ubriaco, sono i folletti irlandesi a ordinarmelo!

 

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