Monthly Archives: novembre 2017

Gli amici immaginari in una fotografia

Muse e tritoni: Gli amici in fase down, essere disadattati, la grande fotografia

Questa fotografia simboleggia il mio culmine. La mia apoteosi. Il passaggio da fotografo mezzasega principiante a divinità in terra. Un capture this (cattura staminkia questo) intenso. Una perla rara.

Quattro persone, insieme. Parleranno tra loro? No, ognuno sembra discorrere con il proprio amico immaginario.

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Gli amici immaginari degli amici di papà

Partiamo dal Presidente, sulla destra, dietro la sbarra. Dove finirà presto. Il suo amico immaginario gli dice di guardare qualcosa. Cosa non si sa, perché lui è italiano mentre l’amico è slovacco.

Sempre da destra, il secondo, il Barone. Va in fase down, depresso, il suo amico Igor Protti gli starà dicendo che la Bari quest’anno non andrà bene.

Primo, da sinistra, Gliugliu. Parla con la mano, con la sbarra. Questo angolo di fotografia rappresenta astrattezza, immortala quanto una persona possa essere cogliona profondamente il suo io interiore.

Infine, il vero protagonista. Il Capurso. Cosa gli starà suggerendo il suo amico astratto? Fare una strage? Razziare il locale? Eseguire una combo sui suoi tre amici con un calcio rotante?

Mi applaudo.

Sosoddisfazioni.

Cartoni animati moderni

Quando nasce un bimbo è un evento che va festeggiato e questo implica palloncini. Piccoli, medi ma soprattutto grandi ed originali. Spesso legati a tema cartoni animati e fumetti: Topolino, Paperino, Minnie, etc. Tutto quel che voglion le mamme. Dipendesse dai papà ci sarebbero nelle sale degenza palloncini di: Jenna Jameson, Ken il Guerriero, Moana Pozzi, Sasha Grey, etc.

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Come far infuriare una moglie tra tre, due…

Potreste anche trovare il negozio disposto a farveli, ma se ci state pensando davvero, vi informo che le neo mamme applicano all’umorismo e alla goliardia maschile il principio della tolleranza zero.

I palloncini, specie quelli a grandezza naturale, sono bellissimi da vedere, ma non sono ornamenti della sala parto, ve li dovrete portare via.

Portare via palloncini, il tutorial

Un tutorial molto semplice, comprare un ago. Forarlo. Guardare la mamma e fare spallucce dicendo “Ho incontrato un bimbo nell’ascensore, si è messo a giocare e l’ha forato”. Non forate il palloncino in presenza della neo mamma, a meno che non vogliate vedere con i vostri occhi come sia fatta l’apocalisse.

Come andrà a finire

Non farete nulla di quanto scritto prima, non l’ho fatto neanche io. Per questi motivi

  • Cosa? ho speso dieci euro e devo forarlo? No sto palloncino del cazzo deve durare sino ai diciotto anni di questo bastardo adorabile ed amato erede.
  • La neo mamma userà questa frase: “No amore, è un ricordo del bimbo. Forarlo è come uccidere il bimbo, dobbiamo conservarlo”

Così accadrà che per un motivo o per un altro, vi ritroverete con questi palloni volanti giganti, in mano, con due buste e una cena dal peso totale di tre fardelli di acqua, quella da due litri a bottiglia, non avrete una macchina, dovrete farvi un paio di chilometri a piedi, tirerà fuori un vento fortissimo, magari anche gelido. Non riuscirete a pronunciare mainagioia che il giocoso Mickey Mouse si trasformerà in Topolino il molestatore, ve lo ritroverete da dietro, con uno strano sorriso, il suo pantalone rosso inizierà a gonfiarsi e lui sorriderà bramoso sempre più. L’altro palloncino, quello della cicogna, si infilerà tra le vostre gambe. E non scrivo altro.

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La tana di Mickey il molestatore.

In tutto questo, le persone che incontrerete per strada non vi daranno una mano manco per il cazzo. Alcuni sorrideranno divertiti, la maggior parte vi guarderà con aria schifata.

  • Muse e tritoni: Arj e, indirettamente, zia Toto con i suoi palloncini.
  • Link: L’immagine del challange di Jenna credo, come dire, se voglio continuare a vivere forse è meglio se non linko nulla, la Strega in certe cose non ama l’umorismo.

 

La famiglia alle Lamie

Muse e tritoni: solitudine, Arj, Strega

Due giorni senza voi. Così, a sorpresa. Sono a lavoro, ci sentiamo, sei stata dal pediatra, Arj sta bene e da Bari sei a Valenzano, per pranzare con i tuoi. Un pranzo che dura all’incirca 52 ore. Ma sta bene, sei con la tua famiglia e non con l’idraulico.

Quando termina la giornata lavorativa realizzo che tornerò a casa e sarò solo. Solo con il cane. Ovviamente la tua prima raccomandazione è quella di non far salire il cane a letto.

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Manco la bocca devi aprire

Guarda l’espressione di puro terrore di Anneke e come obbedisce agli ordini impartiti con pugno di ferro dal padrone.

Ma ho una sera libera, organizzo un puttantour una serata movimentate con gentil donzelle, ma questo implica che dovrei socializzare e quindi mi dico

Ma anche no.

Mi butto nel cibo e finisco a riscaldarmi due hamburger del 1518 e la scritta made in Mesopotamia. Ma tocco il fondo terminando davanti al pc, a guardar tue foto e quelle del bimbo ed avvertire quella fastidiosa sensazione di umanità. Mi mancate.

Il giorno dopo mi dico sarà il mio giorno. Dopo le classiche 10-12 ore in ufficio mi faccio accompagnare dal Barone, perché io ho solo amici sangue blu, a fare un salto direzione Euronics e prendere quella tv che abbiamo visto in offerta. Ovviamente sono terminate. Le corna loro! Ma che sfortuna! Al centro commerciale inizio a sentire le voci dei folleti irlandesi che mi guidano verso il reparto fotografia ma poi sento anche le candide voci dei tuoi alleati, diavoli della fossa, che mi intimano di stare fermo.

Come finisce questa sera di due uomini tornati single per una notte? Il Barone viene richiamato al feudo per andare al corso del battesimo della piccola Mati, io, invece, di fronte al frigorifero a recitare incantesimi nella speranza che possa uscir qualcosa di commestibile da mangiare.

Alla fine opto per la pizza.

Dopo la pizza di nuovo a vegetare sul pc, toccando l’apice della depressione fotografica in questa foto. Perché si possono fotografare modelle, belle donne, tette e culi l’essenza spirituale di una persona oppure delle scarpe da ginnastica, magari logore.

La famiglia, che meraviglia

In tutta questa situazione e come gran finale, la mia famiglia. Tutti che chiedono di te e del bimbo con preoccupazione, manco fossi partita in missione per andare in guerra contro i Qunari.

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Victory is in Qun

Ecco come vedo il piccolo Arj da grande. Ma tralasciamo i videogiochi e Dragon Age. E parliamo della bellissima frase di mia mamma mentre parlava al bar con una amica. Delle parole veramente stupende, che mi hanno commosso.

Mio figlio è splendido, gli voglio bene ma non conta più un cazzo nulla. Ora c’è solo il mio nipotino, il mio vero amore.

Grazie he? Scusa se esisto. Ma come darle torto, anche a me manca quel piccolo esagitato.

Ataash Qunari!

Eventi del 16-17-18/11/2017

Sono Arj e sono riuscito ad arrivare a un mese

  • Muse e tritoni: festa di compleanno in famiglia di nonna Nietta, il primo mese di Arj, le nonne.
  • Link: galleria immagini della festa di nonna Nietta sullo spazio abbattuto Flickr del mio papà, vi prego bruciate la sua Canon.

Contro ogni pronostico sono riuscito ad arrivare alla festa del mio primo mese, non grazie ai miei genitori. Se con loro non sono stato molto fortunato, con le nonne, invece, ho avuto un culo apocalittico la fortuna mi ha sorriso.

Loro sono semplicemente fantastiche, più di mamma e papà, più dei pediatri. Mamma Strega no, dai, non è così male e poi è il mio all you can eat aperto 24 ore su 24. Le voglio bene. Papà è un vero coglione monello e ora ve lo spiego.

Papà, il mio compimese era il 21 novembre e non il 23, io, Arj, tuo figlio, sono nato il 21 Ottobre, ricordi?

Da questo qui passiamo ora a quegli stronzi quei fessacchiotti dei pediatri. State a sentire cosa hanno detto.

  1. Quando devo prendere il latte, devo bere dieci minuti da una tetta, poi pausa di quindici minuti e infine altre dieci dall’altra tetta. E poi pausa di tre ore. Per tre ore devo stare digiuno.
  2. I nonni e soprattutto le nonne sono la rovina dei figli.
  3. I bambini si devono abituare a dormire nel passeggino o nella navicella, non in braccio.

Quando mia mamma ha elencato tutto questo alle mie nonnine, quelle sante donne hanno replicato dicendo che i pediatri sparano un sacco di cazzate favellano un sacco di baggianate.

Sono stato due giorni in famiglia lato Strega, alle Lamie, mamma si è riposata tanto. A me bastava fare un semplice segno con la mano e subito nonna Rina applicava la terza legge dei pediatri, ossia mi teneva in braccio per ore. Una pacchia. Se mamma dormiva, ci pensava lei a scoprirle la tetta e ad azzeccarmi al seno. E poi via, di nuovo in braccio e fanculo tanti saluti alla navicella.

Prima festa di compleanno con Arj

Poi è arrivata la festa di compleanno di Nonna Nietta, dove richiedeva ai miei genitori la mia presenza. Per farvi capir ancor chi è mio padre, ecco uno scambio di battute della telefonata tra nonna e papà.

  • Santa Nonna: mi porti il bimbo?
  • Il male: dipende
  • Santa Nonna: come dipende?
  • Il male: dipende da cosa hai cucinato.
  • Santa Nonna: ho fatto le orecchiette, il ragù e le braciole.
  • Il male: avrei preferito la carbonara ma va bene, te lo portiamo.

Vi rendete conto? Ha ricattato sua madre e usato il figlio per farsi fare da mangiare! Poco importa. Appena arrivati lei ha ignorato tutti per venire incontro al suo nipote splendido e cucciolo, ossia io. Mi sono fatto sei ore ad essere servito e riverito come un principino.

Guardate la mia splendida nonnina, potevo fare qualsiasi cosa e lei stava a guardarmi sempre con occhi a cuore. Le ho tirato i capelli, rubato il portafoglio, le ho anche asfaltato sulla maglia buona e lei nulla. Sempre innamorata!

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A che servono i passeggini quando ci sono le nonne?

Poi è stato toccato l’argomento Natale, su quali regali fare a me, Arj, il piccolo cucciolo e alla domanda ma cosa possiamo regalare al bambino per renderlo felice? sapete cosa ha risposto quella bestia di mio padre?

Canon EOS 80D.

E quando la mia nonnina e la mia zietta hanno chiesto loro se stavamo pensando dove passare vigilia, Natale e Santo Stefano, mio padre ha sempre risposto con

Dipende dal regalo che avrà Andrea Ronny. Canon EOS 80D.

Una fotografia per un trono

Muse e tritoni: Arj, il trono di spade e quel simpaticone del Re della Notte

Immortalare, con una fotografia, un momento importante. Il mio bimbo via per due giorni e finalmente, Arj, ritorna a casa. Chissà la reazione dei suoi occhi appena rivede il papà

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Ma che male ho fatto per avere te come padre.

Eccola qui. Entusiasmo e sorriso allo stato puro. Grazie figlio mio, sono commosso. Il tuo modo di osservarmi, così genuino, pulito, che oscilla tra il raccapricciante e lo schifio.

La predisposizione delle mani tesa a scudo, come a simboleggiare il non ti azzardare a prendermi in braccio o ti prendo a testate.

E quegli occhi così limpidi, così blu, così chiari. Proprio come il tuo papà. Il Re della Notte dal trono di spade. Sputati e identici. Mainagioia.

Il profumo di Arj

Una sensazione splendida. Senza dubbio. Diventare genitori, nel mio caso, diventare padre, proverò a descriverla. Anche perché, quando arriva questo momento, la domanda che fanno tutti, amici, amiche, famiglia, moglie, gli Obama, è sempre questa

Allora, dimmi, cosa hai provato nel diventare papà?

Lo scriverò con la mia solita sincerità. Dall’ingresso al policlinico alle ore 23:54 al lieto evento 07:26 (state tranquilli sull’ora, me lo ha detto mia moglie), penso di aver fatto per sette ore e passa un su e giù per tutto il terzo piano percorrendo la stessa distanza in chilometri che faceva motorino Manicone. Parliamo di Inter. Pochi ricorderanno questo calciatore, non era un attaccante, un fantasista, un portiere, era un moto perpetuo in grado di correre e occupare ogni parte del campo. Durante la partita era ovunque. Centrocampo, difesa, attacco, sulle gradinate a vendere panini, fuori a vendere magliette, poi di nuovo in campo.

All’improvviso è arrivata la parola “é nato!”. Antonio Manicone ha abbandonato il mio corpo, ho smesso di entrare in tackle sui dottori per fermarmi in sala parto. Quando è uscito è stato come il pit stop in casa Ferrari nella F1, quando c’erano Todt, Brown e i meccanici buoni. 5 secondi e un dialogo tipo

  • Team Ferrari – Il padre, tra quindici minuti, deve scendere al primo piano, neonatologia, presentare i documenti sia suoi che della madre, le analisi precedenti e il cambio del bimbo.
  • Duca – Ok
  • TF – Tutto chiaro? Ripeta allora
  • D – Future nonne, ripetete, vediamo se siete state attente
  • TF – No, deve ripetere lei. E qui pratichiamo la tolleranza zero per l’umorismo.
  • D – Va bene. Ci vediamo tra cinque minuti. Porto il vino buono e due sgagliozze. Facciamo un tresette e se vinco ritiro il bimbo.
  • TFPestatelo.

In tutta questa situazione, dalle botte alla neonatologia, da quando sei passato sfrecciando via, non ho realizzato ancora molto.

Gli occhi sono diventati lucidi quando, magnanimi, mi hanno concesso di vedere mia moglie, solo qualche istante. Lì sul letto, in un corridoio in attesa di una stanza libera, che tremava, il viso di una bambina e docilmente con una mano si tirava l’intero carrello della colazione e iniziava razzia di cornetti e merendine mentre con la mano libera usava la flebo come se fosse una morning star, per allontanare le persone che volevano mangiare.

Sono passate altre ore e finalmente, il momento magico, Arj ed io. Figlio e padre.

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Chi aspetta con pazienza la sgancia al momento giusto

L’ho preso teneramente tra le mie braccia, l’ho guardato, il cuore si bloccava, così tenero, così piccolo, forse mi ha anche sorriso, in modo malefico, addormentandosi come un angelo e lasciandomi con un profumo delicato manco fossi stato nella Gola dell’Eterno Fetore (riferimento a Labyrinth). Una tenera creatura con cinque ore di vita aveva smollato qualcosa di clamoroso.

Aspettava solo quello, che lo prendessi in braccio.

  • Tritoni e Muse: Gli amici, le amiche, i familiari ma soprattutto Arj.
  • Altro: La Strega, il Duca ed Arj in dieci colori

Smettere di fumare. Come sopravvivere

Muse e tritoni: L’omicidio plurimo

Cosa hanno in comune Jack lo squartatore, Erzsebet “La Contessa Sanguinaria” Bathory e i più grandi serial killer della storia dell’umanità? Erano persone per bene, poi un giorno hanno deciso di smettere di fumare. Anziché focalizzarsi sul come sopravvivere all’assenza di tabacco, si sono concentrati sul come sterminare il genere umano.

Quando uno arriva a 40’anni, ormai ha un suo stile di vita, dei suoi binari, specie l’essere umano di sesso maschile, diventa abitudinario forse all’età di sei anni. Le donne no. Sia mai dovessimo annoiarci in questo mondo. Loro sono splendidamente variabili. Le mogli divinamente variabili. Le streghe strepitosamente e immensamente variabili. Queste ultime, siccome amano variare, obbligano anche il partner a farlo.

A fin di bene, perché il fumo fa male, sono soldi spesi per uccidersi ed anche perché in una dimora priva di balconi e dagli spazi piccoli, non puoi decisamente affumicare strega e delfino al seguito.

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Dal tabacco ai processori

Smettere di fumare è una parola grossa, ho deciso di passare a quella elettronica. Seguendo il gioco delle proporzioni di Versgunther. Più si diminuisce il tabacco 13, 9, 4 a breve proverò l’1, più aumenta la taglia, non del pisello ma del girovita, 48, 50, XXXXXL.

Ma chiedendo in giro a tanti amici che hanno smesso, o ci hanno provato, non ho riscontrato sintomatologie legate solo al cibo.

Mi sono detto, oggi smetto. Dopo due ore sono uscito dall’ufficio, per strada, iniziando a pronunciare queste parole. Wendy! Cappuccetto rosso! Lupo Cattivo è arrivato! E non avendo le sigarette, ho iniziato a cercare un’ascia.

Le parole di zio Deg.

Da quando ho smesso di fumare sto meglio. Mi sento euforicamente omicida.

Le parole di zia Ele.

E non nascondo che anche io, quando ad esempio sto qui al portatile e sento la soave voce di mia moglie intonarmi di dare un’occhiata al bimbo, togliere il bucato, portare giù il cane e fare tutte e tre le cose simultaneamente, inizio a sentire i Teletubbies che vociferano Abbracciammaziamolitutti!

Non è che si possa definire un tutorial, alla fine, non ho consigli, soluzioni o qualcosa per scrivere una pietra miliare che possa aiutare i fumatori a smettere. La forza di volontà, così dicono. La mia è prossima allo zero.

L’unica cosa che posso scrivere è che se decidete di smettere di fumare perché avete fatto la stronzata di ingravidare la vostra compagna avete appreso della lieta novella, della cosa più bella del mondo e diventerete papà, smettete da subito, da quel giorno. Non fate l’errore di dirvi Appena nasce, smetto! Per mio figlio! Per la gloria! A meno che anche voi non vogliate iniziare a sentire le voce degli amici Teletubbies.

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Ehy tu! Ciao! Giochiamo ad abbracciammazziamolitutti?

E riguardo le sigarette elettroniche, non fanno male. Ma magari sbaglio e tra un paio d’anni sentiremo di una donna che dà alla luce un bimbo, due chili di tabacco, una boccetta con fragranze di vaniglia e un banco da 8 giga di ram.

Tra amici e computer

Ora non mi viene il nome in mente, quelli lì, come si chiamano, quelli dei computer. Una frase ascoltata non so quante volte. Papà, quando lavorava alla Planet Computer, insieme a zio Claudio e zio Alessandro, non veniva chiamato mai per nome. Eravamo come la mente dei Geth, i robot di Mass Effect. Un Geth solo non valeva nulla, un centinaio davano origine a una grande mente collettiva. Come Ronny e Claudio, dalle parole di Alessandro

Presi singolarmente siete due teste di cazzo un po’ scemotti, messi insieme riuscite a fare veramente schifo. Ma lo stupido sono io che vi mando a fare assistenza insieme.

E passati nove giorni dal loro compleanno, eccomi qui a scrivere un pezzo dedicato a loro. Ale tocca i quaranta mentre Claudio non ne ho la più pallida idea. Il primo papà lo conosce da quando aveva cinque anni, abbiamo fatto insieme asilo ed alimentari, pardon, elementari. Il secondo, una decina d’anni fa, ce lo siamo ritrovati al negozio di computer e siccome l’attività aveva bisogno di uno schiavo un nuovo dipendente, zio Ale lo prese.

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Quelli della Planet Computer

In realtà i titolari erano Ale e suo fratello Miky, le funzioni di tuo papà molto simili a quelli di una velina.

Un posto di lavoro come Omega

Riprendendo il filone videoludico di Mass Effect, il lavoro alla Planet Computer era come vivere ad Omega. Però su Omega avevi almeno la mezza fortuna di avere una tiranna figa come Aria T’Loak e non i Lavermicocca Brothers.

Perché devi sapere, figlio mio, che le persone vanno dal dietologo e lasciano 100 euro, e non dicon nulla. Vanno dal ginecologo, 150 euro e non batton ciglio. Vanno al negozio di computer per formattare il pc, e 30 euro mica li sganciano e se li sganciano, questi clienti bastardi queste fantastiche persone in più vogliono la borsa in omaggio, il mouse nuovo in omaggio, che lo porti a casa loro e già che stai dai un’occhiata al frigo e sul perché non funziona. Perché se tu capisci di computer conosci anche gli elettrodomestici no?

Più che tuo padre, alla fine, dopo sette anni, ha ceduto il fegato di tuo padre, ma ci sarà tanto da scrivere su queste vicende e tanto da raccontare sul rapporto tra esseri umani e tecnologia.