Pubblicità ingannevoli sul diventare genitori

Premetto che diventare genitori è qualcosa di fantastico. Una gioia che oscilla trai film più fiabeschi ed emozionanti di Robin Williams a quelli di Dario Argento. L’articolo potrebbe emozionare (poco) il lettore (ossia mia moglie) o terrorizzarlo (molto) e farlo ricredere sul progetto mettiamo su famiglia. Nel nostro caso è un po’ tardi, non credo la legge italiana sia favorevole sulla vendita all’asta su Ebay di neonati.

Le subdole menzogne sulla felicità del diventare genitori

Qui sotto posterò una fotografia da me scattata e ritagliata, una semplice foto che vuol dire molte cose. La neo famiglia composta da moglie e marito si evolve, perché diventare genitori cambia gli status in gioco e li evolve in padre, madre e figlio. Un po’ come la crescita del personaggio in D&D (Dungeons and dragons) ma qui, al passaggio di livello, non acquisti evoca non morto, palle di fuoco, fermare il tempo ed altri incantesimi simpatici. Acquisti un solo incantesimo. E si chiama ansia. Ben nascosta dalla pubblicità ingannevole.

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Nascondendo l’ansia

Infatti, come potete ammirare, ci sono una mamma, un papà, un bimbo in quattro immagini che molto raramente vedrete in famiglia. E questa volta posso scrivere sia in prima persona per quel che stiamo vivendo, sia anche da spettatore visto che mi conforta ascoltare e sentire di altre peripezie di padri amici.

Tu, mamma, papà e l’ansia

Prima immagine da sinistra, il trio cardine della famiglia. Genitori che sorridono e bimbo in braccio buono e tranquillo. In casa, questa scena è assai rara. Personalmente la chiamo bomba ad orologeria. Il bimbo tenuto come un sacco di patate inizia a urlare, così cerco di smollarlo alla mamma. La mamma dura cinque minuti, poi lo smolla al cane. Il cane ci gioca qualche secondo poi me lo rilancia e scappa. Più che un bambino sembra avere un porcospino tra le braccia.

Ovvio che lo scopo della pubblicità sia quello di vendere, per vendere ad una famiglia devi prenderli per il cul puntare su immagini che possano trasmettere tranquillità e serenità. Se due persone sane di mente vedessero tutto quel che accade, col caz sarebbero molto più accorte sull’eventuale grande passo da compiere.

Dormire serenamente, ma anche no

Anche qui, seconda immagine da sinistra, entra in gioco l’ansia, specie quando tua madre (non mi riferisco a te moglie mia adorata, ma alla mia splendida mammina), ti chiama, dopo esser stata a un corso della croce rossa, rincuorandoti con queste parole

Devi stare attento al neonato quando dorme. Sai che muore un bimbo al giorno per soffocamento?

Se per i primi due mesi ho dormito con una media di 4 ore molto scarse al giorno, adesso posso capire cosa ha provato Al Pacino nel recitare in Insomnia. Questi occhi abbottati da strafatto, mi alzo e la prima cosa è allungare il dito verso il nasino e vedere se respira.

Una cosa che dovrebbe trasmettere gioia come il gol di Djorkaeff alla Roma in rovesciata, perché può capitare che il bimbo decida di fare del giorno, la notte e della notte, il giorno, ti trasmette angoscia, voglia di controllarlo. E inizi ad odiare l’ansia, perché prima non l’avevi, era tutto così bello.

Che bello, sorride, sempre agli altri

Terza immagine. Il sorriso del bimbo. Qui le donne crollano, mettono gli occhi a cuore al proprio uomo, li spronano a darci dentro per creare quel piccolo fagotto col sorriso. L’apice della pubblicità ingannevole. Soprattutto perché i primi mesi, il piccolo Krogan, non avrà la benché minima voglia di sorriderti.

E ha tutte le ragioni del mondo. Era chiuso in un posto dove gli buttavano da mangiare h24 e non doveva neanche aprire la bocca e ora è stato catapultato in un posto dove c’è il precariato, i giovani sono allo sbando, Baudo è ritornato in tv e per il ciclo Il Nuovo che Avanza arriva anche Berlusconi premier. E lui dovrebbe sorriderti? Stai tranquillo, se lo farà, lo farà con altri, in braccio alle zie, alle nonne ed anche alla mamma. E sarà lei a farti notare ogni giorno che

Hai visto, a me sorride già. A te no!

Non è tutto una bugia

Quarta ed ultima immagine. La pubblicità ingannevole gioca la sua carta più subdola, quella di mostrarti una verità. Guardala bene l’ultima immagine, perché ti fa capire quanto conti. Ops, ma come, c’è un bambino e la sua mamma modella e tu? Tu non ci sei, perché sei a lavoro, perché quando finisci manca l’acqua del bimbo e la devi andare a comprare perché la tua donna non può, è in foto, poi devi portare fuori il cane.

Ma alla fine arrivi a casa. Loro sono lì, in foto. Sorridono. Tu prendi il bambino in braccio e lui di colpo strilla.

E puoi ripartire dalla prima immagine…

 

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