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Il bello di vivere insieme, di stare tutti insieme eppure, alle volte, essere esclusa. Una fotografia sull’indifferenza, sul ricercare attenzioni, richiamare l’interesse delle persone, per non sentirsi sole. Un ritratto di pointer per risaltare la loro espressività mentecante, specie quando si tratta di richiamare l’attenzione del padrone per ricevere dolci alimenti in cambio. Read Full Article

I ricordi. Tornare indietro nel tempo per rivivere emozioni, gioie, momenti tristi, momenti indimenticabili. La settimana scorsa, in ufficio, una piacevole sorpresa. Mancava poco alla fine del mio turno, sul monitor ormai vedevo i folletti irlandesi che avevan fatto partire il conto alla rovescia quando, all’improvviso, una sorpresa.

Ricordi fissi sul lavoro

Un posto di lavoro è, appunto, un luogo dove si lavora e dove non è che ci sia tutto questo spazio per i ricordi. A meno che non siano ricordi del tipo professionali, soddisfazioni dovuti a grandi meriti come quello di aver incendiato l’auto di uno dei tuoi team leader con un semplice accendino ed una scorreg e delle emissioni di gas naturale provenienti da rotondità accentuate del corpo.

Lavoro in un call center, dove i meriti se li prendono quelli che chiamano, stanno a telefono, portano contratti. Non sono un operatore telefonico, prima mi occupavo semplicemente di inserire testo ed immagini per siti, poi son finito, sempre nella stessa azienda, all’avventurosissimo incarico di caricare contratti. Dovrebbe essere un semplice copia e incolla di dati dalla telefonata sul pc. Ma non va così, ma scriverò in merito un altro giorno.

Il mio posto di lavoro è una perenne fonte di ricordi perché lì ho conosciuto la mia futura moglie. Sempre lì, la storia è andata avanti, sino a portare prima al matrimonio e poi alla nascita dell’erede. Quando il mio titolare venne per congratularsi del lieto evento, mi indicava a sua moglie, raccontandole tutta la nostra storia. Qui hai incontrato una splendida ragazza. Qui ti sei sposato. Qui hai avuto un figlio. Così ho sorriso chiedendo al mio titolare una semplice cortesia.

Un domani, di non essere licenziato, ma di essere giustiziato in pubblica piazza.

La settimana scorsa vedo il mio responsabile sorridere (quello buono, non quello al quale ho incendiato l’auto, il mio acerrimo nemico, il barone), mancava una mezzora alla fine.

Ma guarda, un nuovo collaboratore da schiavizzare al computer.

E vedo lui, mio figlio, insieme alla mamma. Lui mi vede. Ci guardiamo. Lui strilla e piange. Poi si avvicinano in massa tutte le ragazze – operatrici e lui inizia a sfoggiare sorrisi a destra e a manca, lo stron il figlio mio adorato che ha già capito tutto. La mamma lo smolla subito a chiunque voglia prenderlo in braccio e si prende tutti i meriti e complimenti come ti somiglia da morire, ha tutto di te, dal padre per fortuna non ha preso un caz proprio nulla.

Ed io, ad RPG Mordor, la ditta dove lavoro, assisto ad un evento più unico che raro, noto che la Strega inizia a commuoversi. Questi occhioni da cerbiatta, tutti lucidi, la voce che le trema. Mi sorride dicendomi che fare quei due piani l’ha colta di sorpresa, tutti i ricordi sono affiorati.

Insomma è entrata ad RPG Mordor per lavorare e la Strega, dopo qualche mese – anno si è ritrovata con una palla al piede e, successivamente, con una simpatica creaturina che divora cose commestibili e non. Per non parlare anche dei bonus cane, cognata, suocera, famiglia, amici alcolizzati di lui e via discorrendo. Più che un attacco di nostalgia credevo le venissero delle vere e proprie crisi epilettiche.

Arriva il momento dei saluti, scendiamo, sempre due piani e ancora mi confida come tutto questo sia stato inaspettato e le riempia ogni giorno il cuore di gioia.

Lei non ama gioielli, odia regali costosi, adora leggere, sentirsi corteggiata ancora, guardare soprattutto fotografie. Più volte scrivo con ironia, gioco sui nostri caratteri, a volte simili altre volte distanti. Non ho la più pallida idea di cosa ci sarà dopo, Paradiso, Inferno, Reincarnazione, viaggio sola andata in terra di Odino. A me basterebbe rivivere tutto questo e poter incontrare la Strega di nuovo.

ricordi, oggetti, still life, strega, albero della vita, gravidanzaUn gioiello, se così si può chiamare, lo ha portato per sei mesi, regalo della zia bionda, non se ne separava mai. Un sonaglio, un ciondolo, non ho la più pallida idea di come si chiami esattamente, ma dopo due piani e sei mesi, tutto un nuovo mondo si è aperto.

 

Siamo una coppia. Come ogni coppia ci sono ricorrenze, feste, onomastico, compleanni, anniversari e altro ancora, da festeggiare. Uscire insieme aiuta anche a prendersi qualche ritaglio di tempo dalla solita routine. Noi, per ogni ricorrenza, abbiamo sempre la solita meta. Perché un viaggio a Parigi quando puoi andare a sushi. Perché chiamare le escort quando puoi avere sushi. Perché fare un viaggio di nozze quando puoi mangiare sushi.

Sushi tanto per cambiare

Premetto da subito che non è mi dispiaccia questa situazione. Uscire insieme per andar a mangiare sushi è sempre bello come quando arriva Babbo Natale. Certo non è il massimo dell’originalità e ogni tanto sarebbe meglio cambiare, ma provateci voi a far ragionare una assatanata di Sushi. Tale caratteristica è anche uno dei motivi per il quale l’ho sposata, non credevo potesse esistere un essere umano di sesso femminile con 5 stomaci.

17 Febbraio, giorno di Santa Strega, suo onomastico quindi, capita di sabato ed era mia intenzione chiedere una mezza giornata per portare fuori mia moglie e abbandonare il bimbo a qualche nonna. Permesso negato. Poco importa. Alle 13.30, seduto sulle comodissime postazioni del pullman, ogni buca presa è come sentire Siffredi da dietro, mi arriva un dolce messaggio della mia amata:

Oggi è il mio onomastico, ho deciso, andiamo a sushi, ho prenotato per le 14 e lasciato il bimbo dalla nonna.

Ma la sorpresa più grande tua mamma la fa presentandosi a dieci fermate prima del mio arrivo, scaraventando via l’autista e guidando il pullman dell’Amtab, imponendo a tutti come ultima ed unica fermata quella dell’Hanami, ultimamente ristorante giapponese meta preferita nostra e di altri amici.

Ho fame.

Queste sono le uniche due parole che mi rivolgerà la Strega durante questo romanticissimo pranzo. Immagino molti siano andati in qualche all you can eat. Caratteristica dei menu sono i numeri. Si ordina in base ai numeri ed ovviamente ogni ristorante ha un suo menu.

strega, sushi, uscire insieme, sorriso, occhiMa mia moglie non la pensa così. Crede che esista una specie di Sushi League e dei menu monopolio identici per ogni locale stabiliti dall’Imperatore Yokominghia. Segue anche diapositiva di Strega con una simpatica sciarpa con teschi come decorazioni. Ogni teschio rappresenta un povero cameriere caduto sotto le sue bacchette.

Entra e si siede a un tavolo, senza non prima aver cacciato una comitiva di venti persone, perché la concorrenza la infastidisce.

Un cameriere arriva, cortese esordisce con buongiorno e lei con la medesima gentilezza risponde con 18, 34, 37, 102, 674, insomma inizia a chiamare tutti i numeri estratti sulla ruota di Firenze dal 1972 ad oggi, senza minimamente interessarsi dei piatti che effettivamente stava ordinando.

Ma il numero alla Leo Messi lo sfoggia, sempre mia moglie, io sono rimasto in disparte ad ammirarla, quando il malcapitato cameriere giunge con la notizia che la cucina sta per chiudere e bisogna fare le ultime ordinazioni. Le prende un attacco di panico, ordina praticamente il mondo ed è la causa dello sterminio dell’80% della popolazione acquatica del Giappone, e quando il poverino le fa notare che sta ordinando troppo, lei, sempre con la massima cortesia che la contraddistingue, con le bacchette ha cercato di accoltellarlo o, nel caso, abbacchettarlo.

Morale della favola ho visto per la prima volta una donna farsi fuori una barca per dodici persone, da sola. Barca di legno ed ornamenti inclusi.

Glamour. Una fotografia per essere fashion. Un modello kitch che faccia drink o scegliere una modella Swirl che faccia bitch. Un modello, una modella, quel che conta è che la fotografia possa bucare lo schermo. Possa essere alla moda. Possa essere in voga. Possa creare un nuovo genere, come il fashion drunk.

Zio Vito, l’illuminato

Una fotografia per raggiungere lo scopo glamour. Un modello come cavaliere per questa battaglia, per questo momento di pura elevazione mistica, per toccare il divino, col vino. Zio Vito, in tutto il suo splendore fashion. Lui è bello come un modello, very very bello e very very fashion, ma in questa foto l’autore non vuol far emergere il solito volto maschile del bello e dannato, ma il riccio del bello e ubriaco.

Una serata andata a male con gli amici? No, una semplice cena di famiglia. L’autore, il Magnifico, il Sommo Fotografo, ossia io, ha voluto riprendere il momento in cui Tony Adams, autore del CAPOLAVORO LETTERARIO “La mia Vita nell’Alcool”, è entrato nel corpo di zio Vito.

Il giorno dell'Annuncio

Il dramma di un uomo senza più la sua bottiglia di vino, il quale decide di cercarlo alla fonte, nel grappolo d’uva. Ci fosse stato un vigneto fuori casa, il fotografo lo avrebbe immortalato mentre mordicchia la corteccia degli alberi, in un disperato tentativo di vino.

Citazioni al Vino

Ma questo momento di altissima fotografia, ha portato anche un ancor più elevato picco creativo e saggio nell’ambito delle citazioni. Perché il vino è il veicolo più importante che porta alla catartica disgiunzione dal piano terrestre a quello celestiale.

  • Vito, hai trovato un lavoro?
  • Vito, hai preparato la laurea?
  • Vito, ma tu e Mikol, quando vi sposate?
  • Vito, ma state pensando a un bambino?

E dopo una raffica di un altro centinaio di queste domande, zio Vito il sommo decide di sfornare una delle citazioni in famiglia uniche, memorabili, intense

Ma tra dieci cugini che stanno in questa stanza, tutti a me dovete cagar il caz voi tutti dovete porre alla mia singola persona queste domande? Ora bevo.

Zio Vito

E ha illuminato la serata, anche da seduto. Restando sempre fashion drunk inside fedele alla causa. Liberando il Tony Adams che c’è in ognuno di noi.

Ed eccoci a un nuovo San Valentino. Per l’esattezza il numero non ricordo, avevo scritto un articolo con le date e le ricorrenze utili, ma si è cancellato. Ma che importanza ha il numero? La cosa che conta è stare ancora insieme vero? E questa volta porto a casa un bel 3 a 0, perché la fortunata Strega si è presa un sacco di regali mentre il povero marito non ha rimediato manco un bacio, ma una pacca sulla spalla.

San Valentino e quanti regali

Una Strega è come una Regina, va sempre fatta sentire importante, specie in un giorno dedicato agli innamorati, San Valentino. Allego un estratto preso dal tomo dei volti (Facebook) di questa mattina:

Stamattina dormivi beata e riposava anche il piccolo krogan dopo l’ennesima notte disco metal canta napoli ti prego narcotizziamolo.
Da qualche anno a questa parte posso fare gli auguri a te, mia innamorata, e scrivere ai single quello che loro scrivevano a me quando erano fidanzati siete single perché le persone vi schifano!
Con te è tutta una emozione.
Come aver sposato l’apocalisse.
Ieri sera piagnucolavi dicendo che sei una piccola rompic apprensiva ma no! Quando mai!
Manco nei miei sogni incontravo una come te come manco nei miei peggiori incubi avrei incontrato persone come i miei amici e i miei parenti e familiari, specie i Ragonightmare.
Freddi Kruger ve fa na sega vi stima.
Ma che stavo scrivendo?
Ah si. Vi odio tutti Vi amo tutti. In particolar modo mio figlio e te, si proprio tu, mo mi sfugge il nome tanta è l’emozione.
Buon san Valentino tesoro mio immenso, se vuoi puoi aprire la scatola Amazon che sta vicino al letto. Ehy uno è per oggi e l’altro per l’onomastico.
Come il cane ama l’osso io ti amo a più non posso.
Distinti saluti.
Ps e se non credi a ste parole sono mesi che la ps4 ormai viene accesa per vedere il contadino cerca moglie, senti chi parla, Grey’s Anatomy ormai la odio quanto la giuve, Matrimonio a prima vista…se questo non è amore…
Pps grazie grazie grazie per tutto quello che fai. Sei una moglie splendida ed una mamma divina. Ma smettila di far sentire j ax a nostro figlio.

Quanto sono bravo. Ed i regali per la Strega, nel giorno di San Valentino sono stati tanti, ossia: cornice, album fotografico e torta a cuore. E pensare che, in epoche passate, la festa degli innamorati la trascorrevo davanti alla ormai ex moglie Play Station.

I regali del Duca

Ma passiamo ai regali del Duca. Sono iniziati in anticipo, esattamente la sera del tredici febbraio, appena tornato da lavoro. Ho preso in braccio il mio bimbo, lui sorrideva, io sorridevo, lui mi abbracciava, io lo abbracciavo, mi ha guardato e ha soli 3 mesi e mezzo ha favellato

I Lannister ti mandano i loro saluti

E ha ben deciso di smollare una bella asfaltata di latte su tutto il giubbino, la felpa e il cestino della merenda del papà. Emachecaz Perdindirindina!

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Valentina e Valentino

Ma tu e la tua mamma siete le cose che più amo al mondo e vi perdono tutto. Come si fa a non amarvi?

Passiamo al 14, non il pullman che va alla zona Industriale ma scrivo del San Valentino vero e proprio. Il mio regalo è stato il ritiro delle analisi del sangue con tre contrastanti pareri:

  • secondo mia sorella devo mettermi a dieta;
  • secondo mia moglie devo mettermi a dieta ferrea e devo farmi vedere da un dottore;
  • secondo mia madre sto morendo, sono un pazzo, devo andare da qualche specialista, il Dottor House, possibilmente e farmi fare non un day hospital ma un week hospital.

Al lavoro continuo a litigare con chiunque e dalla fase asociale sto per evolvermi a quella anti sociale ma, alla fine, un raggio di luce.

Ho voluto provare l’avventura del microstock, ossia vendere qualche foto online, ma qui c’è solo un problema. Prima di tutto devono essere accettate. Ne ho prese dieci a caso e mi son detto, ma dai, proviamoci. Ero convinto sarebbe andata come con le analisi, tutti valori sballati e quindi dieci rifiuti su dieci. E così è andata, nove notifiche sul cellulare, nove imprecazioni ma alla fine, una ce l’ha fatta, con mio grande stupore.

Magari un giorno approfondirò questo argomento, ma ora il bimbo strilla, la moglie sbraita, il cane scodinzola e sta con il guinzaglio in mano, la casa va a fuoco ed è ora che lasci il portatile almeno per salvare il cane.

Ancor buon San Valentino amori miei.

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Welcome

Uno dei primi regali originali del Duca alla Mamma. O è stato lei a comprarlo per quando abbiamo iniziato a convivere? Non ricordo.

Comunque sia la fotografia immortala solo questo oggetto e non quello che papà avrebbe voluto comprare e che recitava

Benvenuto a casa mia, ora puoi anche andare fuori dalle palle! però non puoi trattenerti oltre e con cortesia ti chiedo di andare via.

Qualche mese fa, sul web, si è diffusa la notizia di un figlio che, stanco di essere postato con foto, tag, immagini e quanto altro ancora, dalla sua mamma, dopo averla avvisata più volte di smettere, alla fine l’ha denunciata. La mamma non è finita in gattabuia ma dovrà risarcire il bimbo con sedicimila euro. Tsk, dilettante.

Arj, il delfino da un milione di euro

Bene, neanche cinque mesi e posso dire di navigare in buonissime acque. Sono Arj e ho già un conto in banca da fare invidia a Bill Windows. Il mio bisnonno, siccome ho degli occhi fantastici e sono un bimbo bellissimo, mi ha già regalato dei soldoni, che potrò toccare quando avrò diciotto anni. I due illusi, mia mamma e mio papà, credono che spenderò quei soldi per la mia istruzione, per pagarmi l’università. Sì, certo.

Mio padre è illuso ancor di più, perché spera di corrompermi e poter acquistare un nuovo gingillo per fare fotografia di un certo spessore. Io mi gioco le pal gli zebedei che pur acquistando una 6d Mark II riuscirebbe nella titanica impresa di far foto di cacca anche con l’automatico.

Poco importa, potrei anche esser benevolo e lasciar quei soldi, ma se volessi far loro causa? A sedici anni chissà quante foto ci saranno in questo blog, chissà quanti post, chissà quante cose che mi screditeranno con le amichette e gli amici, chissà quanti soldoni potrei avere dal giudice.

Di certo mio padre finirebbe nei campi di cotone a vita, altro che la fotografia, a colpi di frusta.

E mia mamma?

Nei primi tre mesi è riuscita ad intasare già 9 volte il cellulare, tempo una settimana e la memoria è di nuovo piena. Ma cosa fa con tutte le mie foto? Avete presente le catene di sant’Antonio che girano per whatsapp? Mia mamma, con la stessa intensità, spara le mie foto a parenti ed amici come nulla fosse.

Soldi facili, come farli

Per il ciclo soldi facili, già così sto messo bene, altro che bigamia, posso far la centobigamia e campar tranquillamente un centinaio di famiglie senza neanche lavorare.

Tralasciando l’argomento foto, ma avete idea di tutte le volte che mi sono dovuto sorbire il flash di mio papà. Lui tutto contento, che mostra alla mamma il diffusore, acquistato da Amazon (spero fallisca quanto prima perché non avete idea delle putt cavolate che mio padre compra da lì) a 5 euro, tranquillizzandola nel dirle che la luce del flash sarà meno forte e poi, zack, scatta la foto e non solo la mamma, ma tutti i condomini, dal primo al settimo piano hanno avuto l’apparizione di Santa Marchetta dei Maritozzi.

Ma perché il flash non funziona al contrario provocando una sparizione di mio padre?

Fortuna che tra le braccia di mia mamma sono bello che protetto, perché le braccia di una mamma sono la migliore protezione per un bambino.

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Sentirsi protetto, ma anche no

E per fortuna mia mamma Strega ha otto braccia. Con due mi tiene, una mi dà il biberon ma sta sempre a vedere fissa il cellulare e con la quarta e quinta mano scrive messaggi e dà invio.

E nonostante tutto mi sento dire anche

Arj, smettila di fare picci, ormai sei grande tieniti il biberon da solo

A quattro mesi!

Non vedo l’ora di arrivare a sedici anni, se uno ha battuto cassa per una cinquantina di foto, quanto potrò chiedere io? Non vedo l’ora di diventare il nuovo Rockfeller.

Si definisce poppata quando il pargolo avverte fame e per nutrirlo lo attacchi ad una fonte di cibo, che può essere naturale o artificiale. Credo. Insomma attacchi il piccolo mostro o a una tetta o ad un biberon. Ed il bimbo cresce e cambia aspetto ogni giorno, ora assomiglia alla mamma, ora al papà, ora ai nonni, zii, cane, lavastoviglie e altro ancora.

 

Il reclamo della poppata

La prima fase della poppata, appunto, è il richiedere del bambino dell’essere nutrito. Questa forma avviene tramite la comunicazione, perché il bimbo richiede qualcosa. Ma il piccolo ha tre mesi, non parla in modo chiaro ma secondo mia moglie sì. Ha creato un suo vocabolario – prontuario per indicarmi cosa voglia dirmi il bambino

  • Nghe corrisponde ad ha fame
  • Nghi corrisponde ad ha sonno
  • Ne corrisponde ad ha fame ma non vuole il biberon, vuole la tetta
  • Ni corrisponde ad ha sonno ma prima vuole essere preso in braccio
  • Mbiu corrisponde a vi prego internate mia moglie

Ma io posso mai memorizzare tutti questi vocaboli folli? O forse sono io lo stronz l’insensibile maschio mostro di turno e mia moglie ha ragione? Perché, sinceramente, quando il tesoro di papà decide di comunicare di aver fame lo fa con strilli alquanto elevati. Da Bari mi chiamarono da Milano, sede Gods of Metal, in linea Hansi Kurch dei Blind Guardian che mi chiedeva di dar da mangiare al bimbo, perché la folla non sentiva bene le loro canzoni.

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Give me some boobs

Ora, sulla grazia del tirannosauro ho già scritto qualcosa, ma diventare genitori implica delle reazioni alla x-men, veloci, agili, scattanti. Versare l’acqua, scaldarla, mettere la polvere magica (non quella illegale), scaldare, controllare che non generi ustioni. Aiuta tantissimo lo scalda biberon o microonde. Molto sconsigliato metter l’acqua a bollire ma dipende dal bebè. Il nostro, quando piange, in un decimo di secondo vuol essere servito e riverito. E mangia quasi otto volte al giorno.

Biberon o tetta, come divertirsi

Tuttavia la poppata presenta anche aspetti divertenti. Non so se altri genitori lo facciano o meno, ma dopo aver azzeccato il bimbo alla tetta o al biberon, noi, da pezzi di mer bravi genitori, ci divertiamo a dare e togliere al bimbo, il biberon.

Perché? Perché è troppo bello vedere questo visino d’angelo tutto contento nel mangiare e poi, di colpo, zack e togli via. E lui ti fa quegli occhioni dolci, emette qualche suono e fa un labbrino dove implora ancora la pappa. E tu la ridai. Ma poi la togli di nuovo perché è troppo grazioso quel suono della sua voce singhiozzante. E la ridai. La ritogli e lui ti manda affanc a quel paese impugnando un mazzafrusto pesante.

Attacchi di ansia da biberon

In questa fase torna alla ribalta la nuova amica di papà, Ansia. Infondo dare un biberon è una cosa semplice, prepararlo non è che ci voglia chissà quale arte, so farlo anche io, tutti possono farcela. Poi però bisogna darlo.

Il piccolo krogan, causa dna di Tuchanka, non conosce quiete e quindi devi dare da mangiare a una specie di tarantola impazzita affamata. Riuscire a fare colpo è una mezza impresa e anche quando il tentativo va a buon fine, questo piccolo bast il mio figlio adorato e immenso agita le mani come una mannaia, prende le movenze di una anguilla e può capitare che la poppata vada di traverso.

La prima volta che è successo sono morto. Vedevo questo creaturino indifeso completamente rosso, mia madre e mia moglie con tutta la calma del mondo che parlavano su come posizionarlo, come batter qualche colpo di mano dietro la schiena e io continuavo a morire. Poi ha ripreso colore e mangiato come una belva, come nulla fosse, loro che ancora parlavano beatamente e io a terra morto, piangente, agonizzante e la mia amica ansia ad abbracciarmi promettendomi di non abbandonarmi mai.

I morsi della fame

Chiudo con queste parole, che potrete prendere alla lettera e tanto di immagine allegata e segni lasciati dal krogan alla mamma. Ero qui, a scrivere su computer, quando nella stanza vicina sento mia moglie ed il piccolo giocare. Giocando affrontavano grandi tematiche educative come ad esempio istruire il bimbo a dare baci sulla guancia.

Al cucciolo deve essere sfuggito qualcosa sul concetto di “dare baci” visto che ad un certo punto ho iniziato a sentire richieste di aiuto da parte della strega.

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Just give me a kiss, like this!

Arrivato in camera trovo questo coso di mezzo metro e passa e sei chili attaccato e penzolante sulla guancia della mamma. Come una ventosa. Lo stacco e si tuffa nel letto, con quelle voraci labbra alla ricerca di qualcosa, inizia a ciucciare il cuscino. La scena inizia a essere molto simile a una delle sequenze del film Piranha. Tocca toni grotteschi quando gli sfilo via il cuscino e si attacca al telecomando della tv.

Dopo questo splendido momento, ho deciso di andare dal ferramenta e comprare del filo spinato, a modo da recintare in una zona sicura la canon e gli obiettivi, la play station ed il computer. Per maggior sicurezza devo vedere su Subito se trovo anche un paio di guardie svizzere da noleggiare, non si sa mai.