Qualche mese fa, sul web, si è diffusa la notizia di un figlio che, stanco di essere postato con foto, tag, immagini e quanto altro ancora, dalla sua mamma, dopo averla avvisata più volte di smettere, alla fine l’ha denunciata. La mamma non è finita in gattabuia ma dovrà risarcire il bimbo con sedicimila euro. Tsk, dilettante.

Arj, il delfino da un milione di euro

Bene, neanche cinque mesi e posso dire di navigare in buonissime acque. Sono Arj e ho già un conto in banca da fare invidia a Bill Windows. Il mio bisnonno, siccome ho degli occhi fantastici e sono un bimbo bellissimo, mi ha già regalato dei soldoni, che potrò toccare quando avrò diciotto anni. I due illusi, mia mamma e mio papà, credono che spenderò quei soldi per la mia istruzione, per pagarmi l’università. Sì, certo.

Mio padre è illuso ancor di più, perché spera di corrompermi e poter acquistare un nuovo gingillo per fare fotografia di un certo spessore. Io mi gioco le pal gli zebedei che pur acquistando una 6d Mark II riuscirebbe nella titanica impresa di far foto di cacca anche con l’automatico.

Poco importa, potrei anche esser benevolo e lasciar quei soldi, ma se volessi far loro causa? A sedici anni chissà quante foto ci saranno in questo blog, chissà quanti post, chissà quante cose che mi screditeranno con le amichette e gli amici, chissà quanti soldoni potrei avere dal giudice.

Di certo mio padre finirebbe nei campi di cotone a vita, altro che la fotografia, a colpi di frusta.

E mia mamma?

Nei primi tre mesi è riuscita ad intasare già 9 volte il cellulare, tempo una settimana e la memoria è di nuovo piena. Ma cosa fa con tutte le mie foto? Avete presente le catene di sant’Antonio che girano per whatsapp? Mia mamma, con la stessa intensità, spara le mie foto a parenti ed amici come nulla fosse.

Soldi facili, come farli

Per il ciclo soldi facili, già così sto messo bene, altro che bigamia, posso far la centobigamia e campar tranquillamente un centinaio di famiglie senza neanche lavorare.

Tralasciando l’argomento foto, ma avete idea di tutte le volte che mi sono dovuto sorbire il flash di mio papà. Lui tutto contento, che mostra alla mamma il diffusore, acquistato da Amazon (spero fallisca quanto prima perché non avete idea delle putt cavolate che mio padre compra da lì) a 5 euro, tranquillizzandola nel dirle che la luce del flash sarà meno forte e poi, zack, scatta la foto e non solo la mamma, ma tutti i condomini, dal primo al settimo piano hanno avuto l’apparizione di Santa Marchetta dei Maritozzi.

Ma perché il flash non funziona al contrario provocando una sparizione di mio padre?

Fortuna che tra le braccia di mia mamma sono bello che protetto, perché le braccia di una mamma sono la migliore protezione per un bambino.

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Sentirsi protetto, ma anche no

E per fortuna mia mamma Strega ha otto braccia. Con due mi tiene, una mi dà il biberon ma sta sempre a vedere fissa il cellulare e con la quarta e quinta mano scrive messaggi e dà invio.

E nonostante tutto mi sento dire anche

Arj, smettila di fare picci, ormai sei grande tieniti il biberon da solo

A quattro mesi!

Non vedo l’ora di arrivare a sedici anni, se uno ha battuto cassa per una cinquantina di foto, quanto potrò chiedere io? Non vedo l’ora di diventare il nuovo Rockfeller.

Scritto da settetredici

1977. Bari. Lavoro in un call center ma non sto a telefono. Come il precedente lavoro. In uno studio di radiografie e risonanze ma non sono un dottore. Sposato, nei ritagli di tempo mi piace scrivere, fotografare, carezzare la PS4 per non farla sentir trascurata. Strano che sia finito sposato con un esemplare femminile di essere umano e non con una Canon.

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