Monthly Archives: marzo 2018

Diventare genitori comporta l’ingresso in universi inesplorati come: preparare biberon, cambiare pannolini, il fai da te. Cosa hanno in comune quest’ultimo e un neonato? Il bimbo mica devi montarlo e aspettare arrivi la fata turchina ad animarlo. Non parlo di un tutorial su come ricreare pinocchio, parlo invece sull’avere una culla in regalo, ma prima bisogna montarla.

Un pomeriggio col fai da te

Il famoso fai da te, arte che si tramanda di padre in figlio, è una catena che si è spezzata con me e mio padre. Quest’ultimo una volta provò a cambiare una lampadina e causò un incendio. Per quanto riguarda me, stendiamo un velo pietoso. Preferisco un chilo di lenticchie.

Ma un bel giorno torni a casa prima per far una sorpresa alla famiglia e trovi mamma, figlio, nonni e soprattutto lei, la culla. Perché dopo cinque mesi dalla nascita del bimbo, si son decisi a montare la culla nel giorno esatto in cui papà vorrebbe stramazzare a letto.

In più nonno Umberto lancia la sfida proclamandosi sovrano del fai da te e, ovviamente, tuo padre, come nelle gare che fanno gli uomini a bere di più per essere virili, controbatte con l’essere anche il duca del bricolage.

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Ho una moglie bella come una bambola… che culo…

Prima di proseguire con l’articolo, guardate gli occhi e lo sguardo di mia moglie. Ora guardate gli occhi e lo sguardo della cara e dolce Annabelle, una simpatica bambola pluriomicida, protagonista di diversi horror. Capite che cosa è la mia vita adesso? Torniamo all’articolo…forse anche il mio ultimo articolo…

Faccio uno sforzo, affronto il libretto di istruzioni come se dovessi giocare a Tomb Raider e risolvere i miliardi di enigmi che ti fanno girare i cogl mettono a dura prova le tue capacità intellettive.

Il risultato finale è che papà e Nonno dopo 90 minuti stanno ancora leggendo due fogli di cui uno pieno di immagini e l’altro scritto in carattere Algerian 72 pixel in grassetto, nonna e mamma Strega hanno montato il cassetto.

Prima che possiate dire, ma che ci vuole a montare un cassetto, sappiate che questo figlio di put utilissimo arnese dove custodire gli abitini del bimbo contava grosso modo 900 viti, mentre il resto della culla ne richiedeva una dozzina.

Nonni e genitori però non avevano tenuto conto dell’altro simpatico membro della famiglia. Nella culla in questione i pezzi c’erano tutti, sia assi che viti ed anche supporti di plastica, utilissimi per le rotelle della culla. Ma chi ha voluto provare ad entrare nel fantastico mondo del fai da te? Ma ovviamente anche il cane, Anneke.

Così abbiamo trovato quella grandissima stronz la mia amatissima bimba pelosa intenta a far il fai da te a due pezzi di plastica, dove per lei, il fai da te, consisteva nello sbranarli e sbavarli. I nonni hanno provato a salvar il salvabile ma ormai era troppo tardi.

In seduta comune abbiamo così deciso di adoperare la classica soluzione di usare la carta, arrotolarla, conficcare le due rotelline e adesso, figlio mio, hai una bellissima culla che pende di 90 gradi e che ti fa rotolare a strapiombo sempre verso le sbarre di legno! Chissà quante botte in testa prenderai!

Fortuna Nonna Rina di fai da te ci capisce qualcosa ed ha già ovviato rimediando dei supporti di plastica che meglio aderiscono alla culla.

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I miracoli accadono

Lavoro in un call center ed una delle figure delle quali si sente parlare spesso, è quella del team leader. Tradotto lettera a lettera sarebbe squadra guida, quindi guida di una squadra. Il team leader, quindi, dovrebbe essere un allenatore e, siccome in Italia viviamo di pane e calcio, può avere diversi modi di allenare i suoi calciatori

Il Team Leader Supremo

Il team leader supremo trova origine nella grande Prussia, la sua nascita sancita da Otto Eduard Leopold von Bismarck-Schönhausen per gli amici “Il Cancelliere di Ferro”. Lui non parla, ordina, la democrazia per lui è una quisquiglia, per lui non esistono nomi e cognomi ma lettere e numeri.

  • Salve, mi presento, sono Gastaldo Verdi, felice di conoscerti.
  • Usa il tu e la prossima volta conoscerai la prigionia. Da ora in avanti quella è la tua postazione e tu non sei più Gastaldo Verdi ma K8790U.

Dialogo tra team leader supremo e operatore.

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Team Leader Supremo è anche disponibile nella versione orso giocattolo!

I numeri e le lettere sono le matricole dei suoi sottoposti, lui non ha collaboratori a progetto, ma sottoposti, i suoi poteri superano anche quelli del titolare di impresa, anche lui divenuto un mero accessorio alla grandiosità del Supremo.

La sua comprensione verso il prossimo, anche in caso di eventi luttuosi, ricorda molto le prediche piene di carità di Papa Francesco

  • Oggi non posso venire in ufficio, è morto mio nonno e sono in Chies…
  • …tuo nonno era vecchio. I vecchi muoiono.
  • Ma lui è stato un padre per me ed io…
  • …e tu muovi il culo sedere e corri di corsa qui in ufficio, perché è morto, non puoi resuscitarlo e hai venti contratti da fare.

Il suo tatto è semplicemente da premio Oscar. Tocca vette elevate sotto Natale, dove per incitare i sottoposti alla produzione, adopera simpatici ninnoli natalizi come la frusta a nove code ed il giorno della Vigilia impone, o meglio, premia i migliori del gruppo regalando loro dei vestiti di Babbo Natale che dovranno usare nella sua dimora per portare i regali, ovviamente pagati dai sottoposti, alla sua aulica progenie.

Nuovi arrivi a lavoro

Un posto di lavoro si caratterizza per il dinamismo con il quale entrano ed escono sottoposti, o collaboratori a progetto, che dir si voglia, per la staticità con la quale il team leader Supremo riesce sempre a esser lì al suo posto.

Arrivano due ragazzine, ventenni, alla loro prima esperienza sul lavoro, ma sono felici, perché sono amiche, hanno studiato insieme, hanno gli stessi amici e ora hanno anche lo stesso lavoro.

Una delle due arriva prima, occupando anche il posto per l’altra ed è lì che lui giunge indomito

  • Sono Marilda, sto aspettando Enrichetta, così ci sediamo insieme
  • Che cara che sei, come mai tieni il posto per lei?
  • Perché ci conosciamo da sempre, è la mia amica, lavoreremo insieme qui!
  • Che bello, siete amichette del cuore?
  • Sì!!!
  • E lo sai che a me non me ne sbatte veramente un cazzo poco importa del vostro status amicizia, perché tu sei J002I e lei J022L e avete postazioni diverse e a calci in culo vi spedisco incitandoti fisicamente ti invito a sederti al tuo posto di lavoro?

Motivare la squadra

Ma il mondo è bello perché vario e ci sono, per fortuna, anche altri allenatori che hanno diversi metodi, magari li vedremo in futuro.

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Jurgen Klopp versione Team Leader Supremo

Ogni allenatore, però, quando la squadra va male, tende a riunire i giocatori per un discorso. Così in azienda, alle volte un obiettivo è facile da prendere un mese, ma il mese dopo la situazione cambia, sta al team leader supremo motivare la squadra sul lavoro

Pensate a una partita di calcio. Real Madrid contro Tenerife. Nel Real ci sono tutti i giocatori migliori in piena forma, nel Tenerife giocano le riserve e stanno anche male. Questo mese, il nostro obiettivo, è il Real e noi siamo il Tenerife, perché state facendo schifo. Perché fate schifo? Perché siete delle merdine non vi state adoperando al massimo. Perché non date il massimo a telefono? Perché siete delle teste di cazzo poco motivati. Ora vi motivo io, a calci in culo in modo pesante. Voglio vedervi urlare a telefono, resistere, parlare continuamente, voglio vedere il sangue uscire dalle orecchie e le lacrime dagli occhi e vi giuro che vi attacco il sedere sulla sedia e vi faccio stare qui 26 ore al giorno domeniche incluse sino alla fine del mese! E se vi manca la vostra famiglia la vado a prendere e metto a telefono anche loro!

 

Negli ultimi articoli ho scritto di compleanni. Come vi siete rotti voi le balle me le sono rotto anche io. Quindi oggi scrivo del quinto compimese del mio bimbo! Ma che originalità! Ma no, contro ogni pronostico il pargolo è arrivato a quota cinque così come me, chi li avrebbe mai detto che, un domani, avrei festeggiato la festa del papà?

Festa del papà e tanti regali

Inizio polemicamente. La prima festa del papà è anche un modo per capire come vanno le cose nell’ambito regali. Durante la festa della donna tutte queste splendide creature si esaltano affermando che cotale celebrazione è divenuta commerciale ed offensiva. Ma voi provateci a tornare a casa senza un fiore.

Festa della mamma? Te ne vuoi uscire senza un pensierino? Sì, certo…

Alla festa del papà, invece, i regali possono fare filone, come quando un giorno non volevi andare a scuola e in classe non ti presentavi.

Tutta la mia famiglia mi ha illuso per un mese, promettendomi di aspettare delle sorprese fantastiche, sono state così fantasticamente invisibili.

Ma ora occupiamoci della bellissima sorpresa di mia moglie, del regalo che ogni papà vorrebbe avere…

La festa dei papà

Mia moglie, per la festa del papà, mi ha detto, alle prime luci dell’alba

A pranzo aspettati una sorpresa

Così la mia mente ha iniziato a galoppare con Shadow of the Colossus per Play Station 4; le conigliette di Playboy, dai, siamo vicini alla Santa Pasqua, le uova fanno bene; un fine settimana in qualche posto sperduto della Basilicata a fare un sacco di foto; un corso per la fotografia e il post produzione; anche una mezza barretta Kinder mangiucchiata mi sarebbe andata bene.

Torno a casa e trovo il mio regalo, i miei suoceri. E ma che caz Quale gaudio. Cuore in mano, esiste un uomo o una donna felice di stare con i suoceri?

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Prima festa del papà fatta in casa, insieme ai nonni.

Letteratura e cinema si sono fatti i migliori miliardi giocando su questo rapporto marito – moglie – suoceri. Ma alla fine, vederla così felice e contenta, sorridente di stare col suo papà, che importa, basta che stiamo tutti bene.

Tuttavia posso dirmi fortunato dei miei suoceri, lo scrivo sinceramente e non perché mia moglie e un giorno mio figlio, leggeranno queste stronzat perle di saggezza. Non per fare il lecchino, ma tre volte a settimana si fanno tot chilometri per aiutare Santa Strega con Godzilla il mio adorato figlio.

Certo poi nonno Umberto cerca di fargli il lavaggio del cervello per inculcargli la strada del Carabiniere e a papà girano un po’ le balle perché è sempre dell’idea che il proprio bimbo deve seguire il suo sentiero.

E il tuo sentiero è lì, il tuo lavoro ti aspetta bimbo mio adorato. Rendimi fiero di te, Lord Inquisitore.

Cinque mesi di risparmi contro 40’anni

Stare in famiglia è stato utile non solo per razziare le zeppole di San Giuseppe, ma anche per capire che, mio figlio, a cinque mesi, sta messo meglio del padre.

E’ anche probabile che tra dieci anni, non sarò io a dare la paghetta al bimbo ma lui a darla al papà. Tutto questo grazie al bisnonno e ad un suo regalo. Qualcosa legato a una assicurazione ed io non ci capisco nulla di queste cose ma, per fortuna, mia moglie è un genio della finanza, la mia Alan Friedman, quindi è tutto in mano sua.

Anche se, ad esser sincero, io assicurazione la associo alla morte e ultimamente, la Strega, mi guarda sempre con uno strano sorriso e le mie posate sono sempre arrugginite, dettagli.

In definitiva, mio figlio è più ricco di me, alla festa del papà non ho avuto nulla ma, tuttavia, di uno splendido regalo sono riuscito ad entrare in possesso. Una mezza giornata in famiglia con il mio bimbo, la mia splendida e fantastica moglie ed i miei suoceri.

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Prima festa del papà fatta in casa, ritratto di padre, figlio, zeppole e al centro, succo di frutta.

Passata ovviamente in modo sobrio ed elegante.

Per il resto delle foto ho aggiornato l’album online feste e ricorrenze, continuando a sfornare una galleria immagini tra il raccapricciante e il rammarico, proseguendo la mia pugna contro tutti i principi fondamentali.

 

Qualche giorno fa è stato il compleanno della bionda. Poi c’è anche stato il compleanno di zio Baby (persona vicina ai 60), cugina Alice e, per la serie le disgrazie non vengono mai sole, ecco che oggi tocca a Deg. I parenti non me ne vogliano, non posso scrivere tutto, e anche mia moglie deve capire che pubblicare un articolo ogni giorno significherebbe eliminare quei trenta minuti rimasti per la mia ninna nanna. In tutta questa svagonata di compleanni, perché scrivere di Deg?

Il tuo compeanno si autodistruggerà tra 3, 2…

Zio Deg è una di quelle persone che, nella vita, avrebbe potuto fare di tutto, ma siccome è un genio, ma proprio genio, adesso si alterna tra il dover andare a pestare vecchietti per avere i soldi dei condomini e un altro lavoro del quale non ne ho idea.

Dell’ultimo compleanno non posso scrivere nulla, perché non ricordo niente, come di tutti i suoi altri compleanni visto che, al solito, arriva il classico messaggio che simboleggia l’inizio dell’Apocalisse

Non facciamo tardi, prendiamo una sola birra.

Quante volte lo avrete letto anche voi? Quante volte lo avrete detto anche voi? E poi come finisce? Insomma, è una delle citazioni che preannuncia la tragedia.

Tornando alla caratteristica genio di zio Deg, ventenne aveva la passione per la musica e fondò una cover band a tema telefilm e cartoni animati anni 80. Per dare folclore al gruppo creò anche la trappola per fantasmi presente in Ghostbuster, ma la creò nel vero senso della parola.

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Ritratto di zio Deg e piccolo erede al trono di Zamunda.

Avete presente la scena dell’albergo a cinque stelle semidistrutto? Allo stesso modo zio Deg e la sua band ridussero il pub. Tuttavia, col passar di mesi, iniziarono a essere molto richiesti ma, il genio, in quanto genio, ha una capacità che pochi hanno.

La sacra tecnica dell’auto licenziamento sul lavoro

Il licenziamento, ahimè, è qualcosa che, purtroppo, può capitare. Anche le dimissioni possono capitare. Ma che cazz cosa rappresenta l’auto licenziamento?

Una persona fonda un gruppo musicale, ci possono essere dei dissidi e magari, colui che fonda la band, può avere l’ultima parola. Così è stato per zio Deg e queste sono le sue parole

Basta. Ho deciso. Sono out.

E nessuno lo ha più visto nella band. Grosso modo è andata così anche per il lavoro. Decise di aprire un negozio, specializzato in vendita di articoli sportivi nipponici. In parole povere zio Deg voleva acquistare il maggior numero possibili di katane e distruggere il genere umano. Un giorno, mentre parlava con dei clienti, favellò

Ho deciso. Niente sconti. Sono out. Mi autolicenzio.

Un genio mai sbocciato

Un giorno, alle porte di Appiano, si presentarono due ragazzi carichi di belle speranze. Di uno si diceva un gran bene, poteva essere il nuovo Maradona ma in nero azzurro. Dell’altro non si parlò tanto. Zio Deg è stato come quel campioncino inespresso, avioncito Rambert, uno dei tanti cessi giovani talenti che nell’Inter non sono riusciti a esplodere. Ah, giusto per la cronaca, il secondo ragazzo che nessuno si filava era un tale di cognome Zanetti.

Eppure il nostro amico genio ha inventato cose utilissime come

  • Un portatile da attaccare in auto per cambiare le marce, ma funzionavano solo la prima, la terza e la quinta le pari dovevate provvedere voi, con un po’ di creatività;
  • La serra idrolaserfotonica, poteva risolvere tutti i problemi legati ai disastri ambientali, ossia era in grado di sterminare qualsiasi presenza di verde nel raggio di trenta chilometri;
  • Un software per la domotica in grado di poter gestire qualsiasi impianto elettrico ed elettronico all’interno di una casa, ma faceva conflitto con lo sciacquone del bagno e non ha mai superato la versione beta.

Ho scritto al passato, come se zio Deg fosse morto ma, incredibile ma vero, è ancora qui. Ha anche superato, senza barare, il cammino di Santiago di Compostella, è stato il primo ad entrare nella storia, mille e passa chilometri da fare a piedi ed è tornato ingrassato di sei chili.

Ma ha ottenuto l’indulgenza ed il sommo perdono di tutti i peccati e così è tornato ad alcolizzarsi e gastemare l’universo a spada tratta perché adesso è immune al peccato.

Ed eccola qui, la mia prima festa del papà. Vista l’ora del mattino non ho la più pallida idea di come andrà e, indubbiamente, scriverò anche qualcosa in seguito. Ma visto che il tempo lo consente, ecco che riporto qualche riflessione di un asociale divenuto, da un giorno all’altro, papà.

Una nuova festa

Non che sia stata istituita da poco, ma essendo figlio di genitori divorziati e passando gran parte dei giorni con mamma, ho provato a scavare nei meandri della memoria, ma della festa del papà ricordo solo telefonate a mio padre e “ci vediamo il fine settimana per festeggiare”.

Non avendo ancora divorziato da mia moglie, non mi aspetto telefonate ma neanche auguri visto che il piccolo a breve farà cinque mesi.

Direi un pranzo, una bella carbonara, un polpettone e le zeppole, ma questi bastardi la mia splendida famiglia mi ha messo a dieta e quindi tanti saluti anche a questo.

9 anni di Anneke

Visto che ci sono e che siamo in tema papà, scriverò a questo punto della mia prima bimba, Anneke, una pointer psicopatica che a nove anni ha ancora la vitalità di un cucciolo di cane.

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Come educare un cane. Cosa NON fare…

Avendo un nonno patito di setter e pointer, con tanto di allevamento e molti cani in giro per la villa, da piccolo, sino ai sedici anni, penso di aver implorato disperato e piangente mio nonno, di avere un cucciolo, ma lui ha sempre ignorato tutto questo.

Ai miei 32 anni arrivò mia madre, dandomi la bella notizia che il buon Nonno Vito aveva deciso di regalarmi un cane. A 32 anni, in un appartamento a Bari, in una zona cittadina dove se vuoi vedere un po’ di verde devi comprarti un presepe, nel centro del traffico urbano, insomma mi incazz non presi toppo bene la notizia.

In realtà non si trattava di nessun regalo, mia sorella era andata via di casa e mia madre, per sopperire alla sua mancanza, aveva chiesto un cane.

Per poi avere la splendida idea di lasciare casa, andare a convivere col compagno e, di conseguenza, appioparmi la simpatica cucciola di pointer.

Vivere con un cane

Vivere con un cane è stato semplicemente devastante. No, è ancora viva e gode di sin troppa ottima salute e continua ad essere amorevolmente devastante. Questo aggettivo è dovuto, in primis, all’educazione che si vuole impartire.

Nel primo anno, se combinava qualche pasticcio, la riprendevo, la mettevo in punizione. Anche mia madre adoperava la tattica pugno di ferro, ossia

Che cattivo Ronny, ti ha messa in punizione perché gli hai distrutto il divano. Vieni tesoro, prendi un biscotto.

Per non parlare di dove farla dormire. Spesi non so quanto per creare sul balcone una cuccia, un piccolo recinto, tanto di coperte e altri gingilli. Agli inizi era esasperante, perché protestava, ma alla fine si stava abituando. Così credevo. Non la sentivo piangere solo perché mia madre la tirava fuori e se la portava a letto.

Ma continuavo a dire che ci sarebbero stati dei vantaggi, sentivo dirmi da qualche amico che, con un cane, si rimorchia da morire.

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Tutte stronz Mai successo nulla di nulla. Tranne una volta, dove sono stato fermato da una ragazzina, fortuna aveva cartella e libri perché altrimenti gli avrei dato ventidue anni. Il dialogo è scivolato via così

  • Che bel cane, complimenti.
  • Grazie.
  • Anche se il padrone è ancora più interessante.
  • Il padrone ha i capelli bianchi.
  • Perché non mi inviti in qualche locale?
  • Perché non te ne vai affan Chiedo venia, devo andare.

E da quel giorno, per un mese, ho anche cambiato percorso col cane. Sì, perché questi simpatici amici a quattro zampe sono affezionati alle consuetudini allo stesso modo del governo e delle leggi inglesi. E se mai sia decidi di variare, anche di dieci metri, un percorso, il bastardo nostro fedele amico si impunta con le zampe e quando lo fa, manco i vigili del fuoco lo smuovono.

Quindi, non farlo

Non giustifico chi abbandona i cani, ma alcuni posso arrivare a capirli. Posso capire chi si è ritrovato, come me, a dover vivere con un cane senza volerlo. Non è stata una convivenza facile e, ragionando con mero materialismo fotografico, se non avessi avuto il cane, a quest’ora potevo avere una Ammiraglia Canon con tanto di parco obiettivi di ultima generazione.

Perché, nonostante danni, imprecazioni e altre rogne, non l’ho abbandonata?

Per qualche giorno andai via di casa, chiedendo a mia sorella di badare al cane. Ero via e dopo tre ore mi arrivò una foto, di lei seduta a fissare la porta e mia sorella che scriveva

Sta così da quando sei andato via, cosa posso fare?

Vivere con un cane è dura, ma abbandonarli è veramente da pezzi di merda.

Una persona che regala sempre emozioni senza mezze misure. Definirla semplicemente bionda, sarebbe riduttivo. Ricorda molto Zeman e il suo Foggia, capace di regalarti vittorie da 6 a 0 e la domenica seguente perdere per 8 a 2. Con una cosa in comune, vincere o perdere poco importava, comunque non restavi mai annoiato.

La Bionda Stratega

La celebro nel giorno del suo N compleanno, con una fotografia fatta alla seconda casa di mamma e papà, ossia alla pizzeria Al Semaforo, con la tua mamma visibilmente con la pancia (per colpa tua o perché aveva appena finito di mangiare la Pizza Rammstein?).

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Jem e le Holograms

Con la Bionda non ci si annoia mai, grazie al suo carattere fortemente improntato al dialogo ed alla diplomazia. Papa Francesco, dopo cinque minuti con lei, potrebbe diventare anche il meglio scaricatore di porto in circolazione perché, diciamocela tutta, la tua zia Bionda sarebbe in grado di far incazzare a morte inalberare anche il Dalai Lama.

Una delle sue ultime peripezie l’ha fatta una decina di giorni fa.

Da Bari è partita in direzione Perugia, per incontrare il suo compagno, Il Biondo (che nomi originali) e, nonostante scioperi in vista ma soprattutto il mal tempo, lei ha comunque sostenuto il

Ho preso le dovute precauzioni, ho chiamato i vari servizi per il trasporto e parto sicura, alla faccia vostra! Voi lavorate e io vado a farmi trascorrere ore indimenticabili con il mio amato!

Un fiocco di neve e tutto il Sud Italia è stato praticamente paralizzato. Già quando uno qui sputa per terra, si allaga tutta la tangenziale, figurarsi cosa può provocare una nevicata.

Come volevasi dimostrare la zia Bionda ha iniziato a sparare le migliori bestemmie decantare in modo colorito i diversi disagi che stava incontrando. Praticamente col treno avrà fatto sì e no 500 metri per poi restare bloccata otto ore.

Come sia finita la sua avventura, non è dato saperlo, e sinceramente nessuno ha il coraggio di chiederglielo vista la sua scarsa pazienza.

Ma noi le vogliamo bene, perché ha due cosce ed un culo è una donna meravigliosa, sarà tra qualche anno la tua milf – insegnante e quindi mi raccomando, tu molestala ai fianchi che papà ci prova per altre zone.

Questo mondo è duro, faticoso, non si vive ma si sopravvive e alle volte, anche con due lavori, il gioco si fa duro. Aggiungiamo poi moglie e piccolo erede. Il secondo lavoro, quello del microstock, pesa di meno, perché legato alla fotografia e, quindi, a una passione. Il primo mese è andato e questo articolo descrive un piccolo resoconto, sul come iniziare, cosa fare e come procede.

Microstock, iscrizioni ed esami

Si ritorna a scuola, la prima sensazione è stata questa col microstock, visto che alcune agenzie chiedono una prova per poter diventare contributor.

Ma a voi, di tutto questo, non ve ne frega un caz vi importa molto, perché magari siete come me e appena avete letto del microstock, del vendere foto e roba varia, avrete pensato subito a

Sì certo. Ma si guadagna bene? Divento milionario vendendo una foto del compleanno della zia Eugalda ormai centenaria e scattata con un cesso di cellulare che neanche al mercato delle pezze al culo sedere acquisterebbero?

No, purtroppo ce la prendiamo al limone. Ho iniziato, con oggi, da un mese esatto e posso dirti, soprattutto a te, mia dolcissima moglie che stai leggendo con occhi accesi e speranzosi, che questo mese non abbiamo ricevuto un bel nulla! Però una quarantina di foto le hanno accettate. E ci siete anche tu e il bimbo!

Vendere fotografie col microstock

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Un esempio di immagine accettata

Come ho scoperto il microstock? Proprio così, andando su google e digitando queste due parole, vendere fotografie. Il sito che più ho letto è stato quello di fotoguadagnare, di Paolo Gallo. Ho provato a scrivere per avere alcune delucidazioni e mi ha anche risposto! Quindi se passate di lì per dare un’occhiata e trovare qualcuno pronto a fornire aiuto dubito resterete delusi.

Altri due siti salvati nei segnalibri sono Marcorstock e Stockfootage, anche questi molto utili alla causa se si vuole coominciare e si ha bisogno di delucidazioni.

Iscrizioni, moduli e tasse

Questa parte mi terrorizzava, perché io di tasse non ci capisco veramente nulla, ma proprio zero così anche come di inviare documenti, dati sensibili, insomma la mia ansia non ha fatto altro che rincuorarmi con frasi tipo

Finirai in galera. Sei un idiota. Vendarai una foto a dieci centesimi ed Equitalia di manderà una fattura di 20milioni di euro per evasione!

Riguardo i documenti, basta fare una fotocopia, salvarla su pc e passa la paura. Per quanto riguarda tasse ed altro, basta solo, all’inizio, compilare il modulo W-8 Ben. Ce l’ho fatta anche io. Ed ora sono qui a scrivervi comodamente su un letto, dietro le sbarre.

Scherzi a parte, non sono finito in gattabuia ma va anche scritto che i miei guadagni sono stati zero, quindi più in là cercherò di capire cosa va fatto. Partita iva, chiedere a un commercialista, barricarmi dentro casa e munirmi di trabucco per affrontare finanza e polizia, vi aggiornerò.

Esami, conclusioni e strumenti di guerra per la fotografia

Tornando alla fotografia, per inviare delle foto devi avere una macchina fotografica. O un cellulare. Ma davvero? Certo che do delle dritte veramente da Illuminato della Fotografia Microstock.

Attualmente ho una Canon EOS 700D, uso prevalentemente un pancake (non quello americano che si mangia a tonnellate con lo sciroppo d’acero) 24mm e un tuttofare EFS 18-135mm IS ma il mio preferito resta l’ultimo arrivato, il Macro EFS 60mm f2.8 USM, in questo caso adoperando un treppiede Manfrotto modello non ne ho idea con testa sferica modello non ne ho la più pallida idea.

Con questo armamentario, questo mese, è andato così

Fotolia (o Adobe Stock è la stessa cosa): esame passato e una quarantina di foto inviate, ma sull’esame non so se si faccia davvero o è necessario, perché quando ho inviato le prime foto, quel giorno, stavo un po’ a ciuccio, avere un bebè ti responsabilizza e ti mette voglia di alcolizzarti ogni notte;

Shutterstock: esame sul filo del rasoio, dieci foto e dieci bocciature ma poi una foto è stata ritenuta idonea e mi hanno preso! Sulla scia dell’entusiasmo, invio 10 altre foto e passano tutte, ne mando 26 e passano 25! Ne mando 50 e ne passano 4! Quindi devo ancor capire un po’ i criteri. Il mese prossimo ne riparliamo;

Depositphotos: clamorosa bocciatura ma potrò riprovare tra quindici giorni;

Colourbox: non ti azzardare mai più a mandarci foto, stiamo bene senza di te;

123RF: nessun esame, una dozzina di foto mandate e tutte accettate!

Dreamstime: qui andiamo con una media del 70% di foto accettate, al momento.

Vendite: zero

Il prossimo mese scriverò di un altro aspetto fondamentale, l’inserimento di titolo, metadati e tag delle foto, non lo faccio questo mese perché non l’ho ancora capito bene!

Se continuo così i miei primi dieci centesimi li farò tra cinque anni! Per questo motivo ho inserito tre link di siti affidabili perché, se capita qualcuno veramente interessato, almeno sa dove andar a cercare qualcosa di valido!