Aspettando la festa del papà

Ed eccola qui, la mia prima festa del papà. Vista l’ora del mattino non ho la più pallida idea di come andrà e, indubbiamente, scriverò anche qualcosa in seguito. Ma visto che il tempo lo consente, ecco che riporto qualche riflessione di un asociale divenuto, da un giorno all’altro, papà.

Una nuova festa

Non che sia stata istituita da poco, ma essendo figlio di genitori divorziati e passando gran parte dei giorni con mamma, ho provato a scavare nei meandri della memoria, ma della festa del papà ricordo solo telefonate a mio padre e “ci vediamo il fine settimana per festeggiare”.

Non avendo ancora divorziato da mia moglie, non mi aspetto telefonate ma neanche auguri visto che il piccolo a breve farà cinque mesi.

Direi un pranzo, una bella carbonara, un polpettone e le zeppole, ma questi bastardi la mia splendida famiglia mi ha messo a dieta e quindi tanti saluti anche a questo.

9 anni di Anneke

Visto che ci sono e che siamo in tema papà, scriverò a questo punto della mia prima bimba, Anneke, una pointer psicopatica che a nove anni ha ancora la vitalità di un cucciolo di cane.

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Come educare un cane. Cosa NON fare…

Avendo un nonno patito di setter e pointer, con tanto di allevamento e molti cani in giro per la villa, da piccolo, sino ai sedici anni, penso di aver implorato disperato e piangente mio nonno, di avere un cucciolo, ma lui ha sempre ignorato tutto questo.

Ai miei 32 anni arrivò mia madre, dandomi la bella notizia che il buon Nonno Vito aveva deciso di regalarmi un cane. A 32 anni, in un appartamento a Bari, in una zona cittadina dove se vuoi vedere un po’ di verde devi comprarti un presepe, nel centro del traffico urbano, insomma mi incazz non presi toppo bene la notizia.

In realtà non si trattava di nessun regalo, mia sorella era andata via di casa e mia madre, per sopperire alla sua mancanza, aveva chiesto un cane.

Per poi avere la splendida idea di lasciare casa, andare a convivere col compagno e, di conseguenza, appioparmi la simpatica cucciola di pointer.

Vivere con un cane

Vivere con un cane è stato semplicemente devastante. No, è ancora viva e gode di sin troppa ottima salute e continua ad essere amorevolmente devastante. Questo aggettivo è dovuto, in primis, all’educazione che si vuole impartire.

Nel primo anno, se combinava qualche pasticcio, la riprendevo, la mettevo in punizione. Anche mia madre adoperava la tattica pugno di ferro, ossia

Che cattivo Ronny, ti ha messa in punizione perché gli hai distrutto il divano. Vieni tesoro, prendi un biscotto.

Per non parlare di dove farla dormire. Spesi non so quanto per creare sul balcone una cuccia, un piccolo recinto, tanto di coperte e altri gingilli. Agli inizi era esasperante, perché protestava, ma alla fine si stava abituando. Così credevo. Non la sentivo piangere solo perché mia madre la tirava fuori e se la portava a letto.

Ma continuavo a dire che ci sarebbero stati dei vantaggi, sentivo dirmi da qualche amico che, con un cane, si rimorchia da morire.

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Tutte stronz Mai successo nulla di nulla. Tranne una volta, dove sono stato fermato da una ragazzina, fortuna aveva cartella e libri perché altrimenti gli avrei dato ventidue anni. Il dialogo è scivolato via così

  • Che bel cane, complimenti.
  • Grazie.
  • Anche se il padrone è ancora più interessante.
  • Il padrone ha i capelli bianchi.
  • Perché non mi inviti in qualche locale?
  • Perché non te ne vai affan Chiedo venia, devo andare.

E da quel giorno, per un mese, ho anche cambiato percorso col cane. Sì, perché questi simpatici amici a quattro zampe sono affezionati alle consuetudini allo stesso modo del governo e delle leggi inglesi. E se mai sia decidi di variare, anche di dieci metri, un percorso, il bastardo nostro fedele amico si impunta con le zampe e quando lo fa, manco i vigili del fuoco lo smuovono.

Quindi, non farlo

Non giustifico chi abbandona i cani, ma alcuni posso arrivare a capirli. Posso capire chi si è ritrovato, come me, a dover vivere con un cane senza volerlo. Non è stata una convivenza facile e, ragionando con mero materialismo fotografico, se non avessi avuto il cane, a quest’ora potevo avere una Ammiraglia Canon con tanto di parco obiettivi di ultima generazione.

Perché, nonostante danni, imprecazioni e altre rogne, non l’ho abbandonata?

Per qualche giorno andai via di casa, chiedendo a mia sorella di badare al cane. Ero via e dopo tre ore mi arrivò una foto, di lei seduta a fissare la porta e mia sorella che scriveva

Sta così da quando sei andato via, cosa posso fare?

Vivere con un cane è dura, ma abbandonarli è veramente da pezzi di merda.

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