Il matrimonio del presidente

Che bello, arriva il giorno del matrimonio, un’altra occasione per rivedere amici e passare qualche sobria ora con famiglie e bambini. Quando giunse il matrimonio del presidente, mamma strega e papà duca si sono guardati negli occhi, undici mesi senza fare una uscita con qualche amico, arrivò quindi il momento di decidere se portarti con loro o meno. Neanche un mezzo secondo di riflessione e la decisione fu lasciarti a casa della nonna Nietta. Ma come andò il matrimonio?

Tuo padre, elegante come pochi, iniziò a bere dall’arrivo in Masseria, neanche dieci minuti e all’inizio del rito civile voleva entrare sottobraccio insieme al padre della sposa. Tua mamma, il sale della terra, a trenta minuti dall’inizio dell’ostilità barcollava abbracciata a tua zia Didda ed era impossibile capire chi stesse sostenendo chi.

Passiamo a un momento toccante, il miglior amico del presidente che pronuncia alcune frasi e poi un anonimo invitato che commenta, ecco un estratto:

“Mimmo ed io ci conosciamo da 36 anni. 36, cazzo cavolo siamo veramente vecchi. Con lui ho condiviso tutto, la primina, le superiori, i primi compiti in classe, la prima sbronza, il primo viaggio dopo il diploma, un inenarrabile viaggio con furgone da Bari a Copenaghen, una miriade di altri momenti e…”

“…e poi? Alla fine Mimmo te l’ha data?”

Un matrimonio è l’occasione per rivedersi bambini e poi cresciuti, con famiglie, notare amici e i loro compagni, compagne, mariti e mogli e relative differenze da coppia a coppia. Come non notare la splendida coppia zio Pierpaolo vs zia Marika, dove l’uomo arranca sedendosi di tavolo in tavolo perché non ricorda dov’è il suo posto, lo trovi poi fuori in giardino seduto a fissare un bicchiere vuoto e appena lo fai notare ti ordina di riempirlo. E in tutto questo trova il tempo per fare l’ottimo padre con i suoi due figli, ossia li lascia a sua moglie. Come non notare una esausta moglie che a fine serata si avvicina e con tutto il suo amore, premurosa sussurra

Ora mi sono rotta i coglioni, alza quel culo e prendi i bambini, perché sono anche tuoi brutto stronzo e andiamocene Tesoro mio, cortesemente, sono molto stanca, vogliamo andare?”

Ed arriva il momento dei saluti, li vedi andar via ma poi rivedi zio Pierpaolo tornare perché sua moglie gli ha detto di prendere qualcosa ma lui si è scordato cosa sia quel qualcosa e riprende a bere per trenta minuti, sino a quando un tuono di sentimenti positivi non irrompe nella notte

Dove cazzo sei finito Mio dolce amore per favore ritorni e andiamo via?”

Gli amici, quelli delle buste, che mettono soldi dentro e decidono non di consegnarle una alla volta, ma delegano una persona. Affidabile, caposaldo, non materialista. Lo zio Fabienne, il quale li rassicura

“Tranquilli, domani su whatsapp troverete il messaggio del presidente incazzato nero inalberato sul perché 30 persone in tutto gli hanno regalato 5 euro. E poi troverete il messaggio Fabio ha abbandonato il gruppo e vi manda tutti affanculo saluta con immensa gioia.”

E poi, figlio mio, dopo le 18 sono accadute tante altre cose ma il tuo papà non ricorda più un cazzo si sta facendo vecchio e dimentica alcune cose, ma anche mamma non è stata d’aiuto. Mi ha detto che siamo ritornati alle 23 a casa, ma non sappiamo né con chi e chi ci ha messo a letto.

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