Tra il 7 e il 13

Scriverò in seguito sul motivo della lunga assenza, tu, piccolo mio, sarai grande e noterai questo grande buco, cosa sarà mai successo? Qualche malattia incurabile? Il piccolo Ronny è stato male in famiglia, ma non stiamo parlando del Ronny da 11 mesi, ma del Ronny di 41 anni. E questa storia che in casa devono abitare due con lo stesso nome sta iniziando ad essere snervante. E la tua mammina vorrebbe una bambina da chiamare con il suo stesso nome, tempo due anni e finiamo in terapia tutti insieme cuore a cuore!

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Una maratona di sei mesi. Mi verrebbe da scrivere “E ora inizia il giro di boa”. Così il bimbo ritorna nella pancia, la pancia della mamma si sgonfia, ritorno al matrimonio, alle promesse, all’essere single sfigato. E così, sarei felice davvero? Giammai! Perché con la mia splendida moglie non mi annoio mai. Read Full Article

Diventare genitori comporta l’ingresso in universi inesplorati come: preparare biberon, cambiare pannolini, il fai da te. Cosa hanno in comune quest’ultimo e un neonato? Il bimbo mica devi montarlo e aspettare arrivi la fata turchina ad animarlo. Non parlo di un tutorial su come ricreare pinocchio, parlo invece sull’avere una culla in regalo, ma prima bisogna montarla.

Un pomeriggio col fai da te

Il famoso fai da te, arte che si tramanda di padre in figlio, è una catena che si è spezzata con me e mio padre. Quest’ultimo una volta provò a cambiare una lampadina e causò un incendio. Per quanto riguarda me, stendiamo un velo pietoso. Preferisco un chilo di lenticchie.

Ma un bel giorno torni a casa prima per far una sorpresa alla famiglia e trovi mamma, figlio, nonni e soprattutto lei, la culla. Perché dopo cinque mesi dalla nascita del bimbo, si son decisi a montare la culla nel giorno esatto in cui papà vorrebbe stramazzare a letto.

In più nonno Umberto lancia la sfida proclamandosi sovrano del fai da te e, ovviamente, tuo padre, come nelle gare che fanno gli uomini a bere di più per essere virili, controbatte con l’essere anche il duca del bricolage.

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Ho una moglie bella come una bambola… che culo…

Prima di proseguire con l’articolo, guardate gli occhi e lo sguardo di mia moglie. Ora guardate gli occhi e lo sguardo della cara e dolce Annabelle, una simpatica bambola pluriomicida, protagonista di diversi horror. Capite che cosa è la mia vita adesso? Torniamo all’articolo…forse anche il mio ultimo articolo…

Faccio uno sforzo, affronto il libretto di istruzioni come se dovessi giocare a Tomb Raider e risolvere i miliardi di enigmi che ti fanno girare i cogl mettono a dura prova le tue capacità intellettive.

Il risultato finale è che papà e Nonno dopo 90 minuti stanno ancora leggendo due fogli di cui uno pieno di immagini e l’altro scritto in carattere Algerian 72 pixel in grassetto, nonna e mamma Strega hanno montato il cassetto.

Prima che possiate dire, ma che ci vuole a montare un cassetto, sappiate che questo figlio di put utilissimo arnese dove custodire gli abitini del bimbo contava grosso modo 900 viti, mentre il resto della culla ne richiedeva una dozzina.

Nonni e genitori però non avevano tenuto conto dell’altro simpatico membro della famiglia. Nella culla in questione i pezzi c’erano tutti, sia assi che viti ed anche supporti di plastica, utilissimi per le rotelle della culla. Ma chi ha voluto provare ad entrare nel fantastico mondo del fai da te? Ma ovviamente anche il cane, Anneke.

Così abbiamo trovato quella grandissima stronz la mia amatissima bimba pelosa intenta a far il fai da te a due pezzi di plastica, dove per lei, il fai da te, consisteva nello sbranarli e sbavarli. I nonni hanno provato a salvar il salvabile ma ormai era troppo tardi.

In seduta comune abbiamo così deciso di adoperare la classica soluzione di usare la carta, arrotolarla, conficcare le due rotelline e adesso, figlio mio, hai una bellissima culla che pende di 90 gradi e che ti fa rotolare a strapiombo sempre verso le sbarre di legno! Chissà quante botte in testa prenderai!

Fortuna Nonna Rina di fai da te ci capisce qualcosa ed ha già ovviato rimediando dei supporti di plastica che meglio aderiscono alla culla.

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I miracoli accadono

Negli ultimi articoli ho scritto di compleanni. Come vi siete rotti voi le balle me le sono rotto anche io. Quindi oggi scrivo del quinto compimese del mio bimbo! Ma che originalità! Ma no, contro ogni pronostico il pargolo è arrivato a quota cinque così come me, chi li avrebbe mai detto che, un domani, avrei festeggiato la festa del papà?

Festa del papà e tanti regali

Inizio polemicamente. La prima festa del papà è anche un modo per capire come vanno le cose nell’ambito regali. Durante la festa della donna tutte queste splendide creature si esaltano affermando che cotale celebrazione è divenuta commerciale ed offensiva. Ma voi provateci a tornare a casa senza un fiore.

Festa della mamma? Te ne vuoi uscire senza un pensierino? Sì, certo…

Alla festa del papà, invece, i regali possono fare filone, come quando un giorno non volevi andare a scuola e in classe non ti presentavi.

Tutta la mia famiglia mi ha illuso per un mese, promettendomi di aspettare delle sorprese fantastiche, sono state così fantasticamente invisibili.

Ma ora occupiamoci della bellissima sorpresa di mia moglie, del regalo che ogni papà vorrebbe avere…

La festa dei papà

Mia moglie, per la festa del papà, mi ha detto, alle prime luci dell’alba

A pranzo aspettati una sorpresa

Così la mia mente ha iniziato a galoppare con Shadow of the Colossus per Play Station 4; le conigliette di Playboy, dai, siamo vicini alla Santa Pasqua, le uova fanno bene; un fine settimana in qualche posto sperduto della Basilicata a fare un sacco di foto; un corso per la fotografia e il post produzione; anche una mezza barretta Kinder mangiucchiata mi sarebbe andata bene.

Torno a casa e trovo il mio regalo, i miei suoceri. E ma che caz Quale gaudio. Cuore in mano, esiste un uomo o una donna felice di stare con i suoceri?

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Prima festa del papà fatta in casa, insieme ai nonni.

Letteratura e cinema si sono fatti i migliori miliardi giocando su questo rapporto marito – moglie – suoceri. Ma alla fine, vederla così felice e contenta, sorridente di stare col suo papà, che importa, basta che stiamo tutti bene.

Tuttavia posso dirmi fortunato dei miei suoceri, lo scrivo sinceramente e non perché mia moglie e un giorno mio figlio, leggeranno queste stronzat perle di saggezza. Non per fare il lecchino, ma tre volte a settimana si fanno tot chilometri per aiutare Santa Strega con Godzilla il mio adorato figlio.

Certo poi nonno Umberto cerca di fargli il lavaggio del cervello per inculcargli la strada del Carabiniere e a papà girano un po’ le balle perché è sempre dell’idea che il proprio bimbo deve seguire il suo sentiero.

E il tuo sentiero è lì, il tuo lavoro ti aspetta bimbo mio adorato. Rendimi fiero di te, Lord Inquisitore.

Cinque mesi di risparmi contro 40’anni

Stare in famiglia è stato utile non solo per razziare le zeppole di San Giuseppe, ma anche per capire che, mio figlio, a cinque mesi, sta messo meglio del padre.

E’ anche probabile che tra dieci anni, non sarò io a dare la paghetta al bimbo ma lui a darla al papà. Tutto questo grazie al bisnonno e ad un suo regalo. Qualcosa legato a una assicurazione ed io non ci capisco nulla di queste cose ma, per fortuna, mia moglie è un genio della finanza, la mia Alan Friedman, quindi è tutto in mano sua.

Anche se, ad esser sincero, io assicurazione la associo alla morte e ultimamente, la Strega, mi guarda sempre con uno strano sorriso e le mie posate sono sempre arrugginite, dettagli.

In definitiva, mio figlio è più ricco di me, alla festa del papà non ho avuto nulla ma, tuttavia, di uno splendido regalo sono riuscito ad entrare in possesso. Una mezza giornata in famiglia con il mio bimbo, la mia splendida e fantastica moglie ed i miei suoceri.

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Prima festa del papà fatta in casa, ritratto di padre, figlio, zeppole e al centro, succo di frutta.

Passata ovviamente in modo sobrio ed elegante.

Per il resto delle foto ho aggiornato l’album online feste e ricorrenze, continuando a sfornare una galleria immagini tra il raccapricciante e il rammarico, proseguendo la mia pugna contro tutti i principi fondamentali.

 

Ed eccola qui, la mia prima festa del papà. Vista l’ora del mattino non ho la più pallida idea di come andrà e, indubbiamente, scriverò anche qualcosa in seguito. Ma visto che il tempo lo consente, ecco che riporto qualche riflessione di un asociale divenuto, da un giorno all’altro, papà.

Una nuova festa

Non che sia stata istituita da poco, ma essendo figlio di genitori divorziati e passando gran parte dei giorni con mamma, ho provato a scavare nei meandri della memoria, ma della festa del papà ricordo solo telefonate a mio padre e “ci vediamo il fine settimana per festeggiare”.

Non avendo ancora divorziato da mia moglie, non mi aspetto telefonate ma neanche auguri visto che il piccolo a breve farà cinque mesi.

Direi un pranzo, una bella carbonara, un polpettone e le zeppole, ma questi bastardi la mia splendida famiglia mi ha messo a dieta e quindi tanti saluti anche a questo.

9 anni di Anneke

Visto che ci sono e che siamo in tema papà, scriverò a questo punto della mia prima bimba, Anneke, una pointer psicopatica che a nove anni ha ancora la vitalità di un cucciolo di cane.

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Come educare un cane. Cosa NON fare…

Avendo un nonno patito di setter e pointer, con tanto di allevamento e molti cani in giro per la villa, da piccolo, sino ai sedici anni, penso di aver implorato disperato e piangente mio nonno, di avere un cucciolo, ma lui ha sempre ignorato tutto questo.

Ai miei 32 anni arrivò mia madre, dandomi la bella notizia che il buon Nonno Vito aveva deciso di regalarmi un cane. A 32 anni, in un appartamento a Bari, in una zona cittadina dove se vuoi vedere un po’ di verde devi comprarti un presepe, nel centro del traffico urbano, insomma mi incazz non presi toppo bene la notizia.

In realtà non si trattava di nessun regalo, mia sorella era andata via di casa e mia madre, per sopperire alla sua mancanza, aveva chiesto un cane.

Per poi avere la splendida idea di lasciare casa, andare a convivere col compagno e, di conseguenza, appioparmi la simpatica cucciola di pointer.

Vivere con un cane

Vivere con un cane è stato semplicemente devastante. No, è ancora viva e gode di sin troppa ottima salute e continua ad essere amorevolmente devastante. Questo aggettivo è dovuto, in primis, all’educazione che si vuole impartire.

Nel primo anno, se combinava qualche pasticcio, la riprendevo, la mettevo in punizione. Anche mia madre adoperava la tattica pugno di ferro, ossia

Che cattivo Ronny, ti ha messa in punizione perché gli hai distrutto il divano. Vieni tesoro, prendi un biscotto.

Per non parlare di dove farla dormire. Spesi non so quanto per creare sul balcone una cuccia, un piccolo recinto, tanto di coperte e altri gingilli. Agli inizi era esasperante, perché protestava, ma alla fine si stava abituando. Così credevo. Non la sentivo piangere solo perché mia madre la tirava fuori e se la portava a letto.

Ma continuavo a dire che ci sarebbero stati dei vantaggi, sentivo dirmi da qualche amico che, con un cane, si rimorchia da morire.

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Tutte stronz Mai successo nulla di nulla. Tranne una volta, dove sono stato fermato da una ragazzina, fortuna aveva cartella e libri perché altrimenti gli avrei dato ventidue anni. Il dialogo è scivolato via così

  • Che bel cane, complimenti.
  • Grazie.
  • Anche se il padrone è ancora più interessante.
  • Il padrone ha i capelli bianchi.
  • Perché non mi inviti in qualche locale?
  • Perché non te ne vai affan Chiedo venia, devo andare.

E da quel giorno, per un mese, ho anche cambiato percorso col cane. Sì, perché questi simpatici amici a quattro zampe sono affezionati alle consuetudini allo stesso modo del governo e delle leggi inglesi. E se mai sia decidi di variare, anche di dieci metri, un percorso, il bastardo nostro fedele amico si impunta con le zampe e quando lo fa, manco i vigili del fuoco lo smuovono.

Quindi, non farlo

Non giustifico chi abbandona i cani, ma alcuni posso arrivare a capirli. Posso capire chi si è ritrovato, come me, a dover vivere con un cane senza volerlo. Non è stata una convivenza facile e, ragionando con mero materialismo fotografico, se non avessi avuto il cane, a quest’ora potevo avere una Ammiraglia Canon con tanto di parco obiettivi di ultima generazione.

Perché, nonostante danni, imprecazioni e altre rogne, non l’ho abbandonata?

Per qualche giorno andai via di casa, chiedendo a mia sorella di badare al cane. Ero via e dopo tre ore mi arrivò una foto, di lei seduta a fissare la porta e mia sorella che scriveva

Sta così da quando sei andato via, cosa posso fare?

Vivere con un cane è dura, ma abbandonarli è veramente da pezzi di merda.

Può definirsi vacanza una uscita di due ore sotto la neve? Per me sì! E quando ci ricapita di vedere la neve qui a Bari? Anche se va detto che questa è la seconda nevicata in tredici mesi, scherzi del clima. Perché non portare fuori il bimbo e fargli ammirare la sua prima nevicata?

Una vacanza breve

Ma nel vero senso della parola, una vacanza di 120 minuti, dovuta a due incredibili coincidenze. La prima, quella della neve a Bari. La seconda, la mezza giornata di permesso concessa sul lavoro, causa condizioni meteo avverse. L’attaccamento al posto di lavoro da parte di noi dipendenti è stato davvero encomiabile. Vista la tormenta di neve il nostro titolare si è presentato dicendo che se qualcuno voleva andare via, poteva farlo. C’è stata quindi una fuga di massa.

Ho visto macchine impennare mentre io mi dirigevo alla fermata dell’Amtab. Allegro e baldanzoso vedevo le macchine arrancare così, fiducioso nella società dei trasporti baresi e soprattutto ancor più fiducioso perché, sotto campagna elettorale, ci hanno regalato dei pulman nuovi di zecca, mi son detto, ci sarà poco da aspettare.

Uscito dall’azienda alle 13 sono arrivato a casa alle 16, solo tre ore per un percorso di 20 minuti!

Mia moglie ed io di nevicate ne abbiamo già viste, non parlo di quelle che si vedono ai festini ma quelle sotto zero, per nostro figlio sarebbe stata la prima volta.

Meno quattro gradi sotto zero, fiocchi di neve che cadevano, strade e marciapiedi ghiacciati, il clima ideale per fare uscire un bambino di quattro mesi!

Papà, ossia io, poi è stato davvero un genio perché si è portato dietro la macchina fotografica ignorando quella leggerissima nota per la quale ci sono reflex tropicalizzate e non. Cosa vuol dire tropicalizzato? Se la vostra macchina lo è potete scattare foto anche a uno tzunami e magari finirci pure dentro, o scendere nella profondità degli abissi e scattare foto con flash a qualche squalo.

Se la vostra macchina non lo è, sappiate che uno sputo già potrebbe mandar a donne il complesso sistema interno della reflex. Fortuna da lassù qualcuno mi ama e ha fatto smettere di nevicare.

La nostra splendida vacanza di due ore ha avuto come meta il parco dei tossici degli aquiloni a cinque minuti di distanza dalla nostra dimora. E ci siamo andati con lo stesso entusiasmo come se fossimo due turisti al Central Park, quando parliamo di un parchetto di cinquanta metri quadri.

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La prima volta del bimbo è stata, per lui, così entusiasmante che dopo dieci minuti si è addormentato. Mentre io continuavo a fare numeri su numeri. Il piccolo krogan infatti veniva portato dalla mamma, contenta, perché convinta che la macchina fotografica l’avrei usata per farle delle foto. Su trecento foto un dieci per cento è stato destinato alla causa famiglia mentre il restante novanta per centro alla causa microstock.

Perché secondo me, fare foto in un parco triste quanto una malinconica cornacchia agonizzante che gracchia, mi farà guadagnare milioni di miliardi. Come no. Per farvi una idea delle fantasmagoriche ed inquietanti immagini scattate, riporto la classica galleria immagini su flickr, priva di post produzione.

In giro con Burian

Poi ci ha pensato mia moglie a riprendere in mano le redini del gioco, invitandomi a prendere un caffè.

Doveva pagare lei ma appena entrati al bar, per farmi perdonare, le ho detto che avrei pagato io e così il caffè si è trasformato in aperitivo, pre cena, ammazza cena, cena all inclusive e maledetto a me che non mi sto mai zitto.

Come chiudere una vacanza in modo originale.

La locanda stava chiudendo. Lui seduto lì a terminare il suo boccale. La notte volgeva al termine, la barda contava le sue monete e lo guardò. Era stato uno dei pochi a non sostar con lo sguardo su linee e curve durante la sua danza, durante il suo canto. Sorrise e confidò all’orso in disparte che la sua dama era una delle più fortunate. Aveva conosciuto tanti guerrieri, chi dal borsello e chi dalle parole facili. Prima di congedarsi rivelò solo un segreto al guerriero. Di amar la sua dama anche quando i suoi stati d’umore sarebbero divenuti inquietanti.

In silenzio contro la Strega

Bellissima intro. Sono proprio un narratore. Ma i miei libri non avrebbero venduto molto. Solo tre righe per scrivere

Ed ecco che il Sole scorreggia e la terra viene bruciata e muoiono tutti e non si salva nessuno.

Fine. Quanto sono sfigato. Tornando allo scritto iniziale, il tutto è dovuto ad una mia amica, che mi raccontò di cosa voglia dire aver un bambino, di quanto mi vedesse preso da mia moglie e che avrei dovuto amarla anche nei suoi momenti più isterici. Ma amore con la A maiuscola, amore puro e veritiero. Doverosamente puntualizzando che una Strega non è mai isterica, ma poco cortese.

Mi sono sposato perché amo mia moglie e anche perché mi son detto curioso di voler approfondire gli aspetti sociali e psicologici del matrimonio. Insomma mi sono sposato per una ricerca scientifica da luminare. Visto quanto, oltre a essere sfigato, sono anche molto cogl un po’ scemotto?

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Scatti in famiglia di un sabato pomeriggio dopo il ritorno dal lavoro

Dieci giorni fa torno a casa. La Strega era felice e contenta. Porto il cane a fare i bisognini e faccio rientro nella nostra umile dimora. Lei era ancora felice e contenta. Prendevo il bambino tra le braccia e lei, felice e contenta, mi mostrava il pranzo che avrei dovuto mangiar il giorno dopo. Lo mette in un contenitore, ma non chiude bene e la busta inizia a riempirsi di olio.

Inizia a essere meno felice e contenta, io non dico nulla e continuo a tenere in braccio il bambino sino a quando non sento una delle sue citazioni più ricorrenti

E’ sempre colpa tua

La Strega

Resto ancora in silenzio. Il mio silenzio forse la urta, non è più felice e contenta ma astiosa e iracondiosa. Sempre nel silenzio, alza la voce

La vuoi smettere di mettermi fretta? Devo fare sempre tutto io?

Amo mia moglie, la amo immensamente, l’amore regna indomito su di me e per l’omicidio si finisce in galera, inizio a ripetermi queste parole. Il bimbo, lui da quattro mesi a questa parte non è mai stato felice e contento ma iracondioso, attaccabrighe, lanzichenecco. Il tenero cucciolo inizia a carezzarmi la guancia, prende le misure, calcola il percorso schiaffo verso guancia di padre e lascia partire uno sganassone con tutta l’iracondia che ha in corpo.

Ma ormai sono in gioco e continuo a giocare, quindi resto ancora eroicamente in silenzio. Una volta che tutto è sistemato, facciamo tappa tutti insieme in camera da letto, lei sorride. Mi invita a stendermi, mi accoglie con un sorriso e sforna un’altra delle sue frequenti citazioni

Scusami, sono una rompicog donna, alle volte, molto lunatica ed opprimente.

La Strega

A quel punto rompo il silenzio stampa, con un semplice Ma io non posso farcela, non ci arrivo alla fine e così crollo, affranto, steso nel letto con lei che sorride e il cucciolo di Krogan che continua a pestarmi.

 

I ricordi. Tornare indietro nel tempo per rivivere emozioni, gioie, momenti tristi, momenti indimenticabili. La settimana scorsa, in ufficio, una piacevole sorpresa. Mancava poco alla fine del mio turno, sul monitor ormai vedevo i folletti irlandesi che avevan fatto partire il conto alla rovescia quando, all’improvviso, una sorpresa.

Ricordi fissi sul lavoro

Un posto di lavoro è, appunto, un luogo dove si lavora e dove non è che ci sia tutto questo spazio per i ricordi. A meno che non siano ricordi del tipo professionali, soddisfazioni dovuti a grandi meriti come quello di aver incendiato l’auto di uno dei tuoi team leader con un semplice accendino ed una scorreg e delle emissioni di gas naturale provenienti da rotondità accentuate del corpo.

Lavoro in un call center, dove i meriti se li prendono quelli che chiamano, stanno a telefono, portano contratti. Non sono un operatore telefonico, prima mi occupavo semplicemente di inserire testo ed immagini per siti, poi son finito, sempre nella stessa azienda, all’avventurosissimo incarico di caricare contratti. Dovrebbe essere un semplice copia e incolla di dati dalla telefonata sul pc. Ma non va così, ma scriverò in merito un altro giorno.

Il mio posto di lavoro è una perenne fonte di ricordi perché lì ho conosciuto la mia futura moglie. Sempre lì, la storia è andata avanti, sino a portare prima al matrimonio e poi alla nascita dell’erede. Quando il mio titolare venne per congratularsi del lieto evento, mi indicava a sua moglie, raccontandole tutta la nostra storia. Qui hai incontrato una splendida ragazza. Qui ti sei sposato. Qui hai avuto un figlio. Così ho sorriso chiedendo al mio titolare una semplice cortesia.

Un domani, di non essere licenziato, ma di essere giustiziato in pubblica piazza.

La settimana scorsa vedo il mio responsabile sorridere (quello buono, non quello al quale ho incendiato l’auto, il mio acerrimo nemico, il barone), mancava una mezzora alla fine.

Ma guarda, un nuovo collaboratore da schiavizzare al computer.

E vedo lui, mio figlio, insieme alla mamma. Lui mi vede. Ci guardiamo. Lui strilla e piange. Poi si avvicinano in massa tutte le ragazze – operatrici e lui inizia a sfoggiare sorrisi a destra e a manca, lo stron il figlio mio adorato che ha già capito tutto. La mamma lo smolla subito a chiunque voglia prenderlo in braccio e si prende tutti i meriti e complimenti come ti somiglia da morire, ha tutto di te, dal padre per fortuna non ha preso un caz proprio nulla.

Ed io, ad RPG Mordor, la ditta dove lavoro, assisto ad un evento più unico che raro, noto che la Strega inizia a commuoversi. Questi occhioni da cerbiatta, tutti lucidi, la voce che le trema. Mi sorride dicendomi che fare quei due piani l’ha colta di sorpresa, tutti i ricordi sono affiorati.

Insomma è entrata ad RPG Mordor per lavorare e la Strega, dopo qualche mese – anno si è ritrovata con una palla al piede e, successivamente, con una simpatica creaturina che divora cose commestibili e non. Per non parlare anche dei bonus cane, cognata, suocera, famiglia, amici alcolizzati di lui e via discorrendo. Più che un attacco di nostalgia credevo le venissero delle vere e proprie crisi epilettiche.

Arriva il momento dei saluti, scendiamo, sempre due piani e ancora mi confida come tutto questo sia stato inaspettato e le riempia ogni giorno il cuore di gioia.

Lei non ama gioielli, odia regali costosi, adora leggere, sentirsi corteggiata ancora, guardare soprattutto fotografie. Più volte scrivo con ironia, gioco sui nostri caratteri, a volte simili altre volte distanti. Non ho la più pallida idea di cosa ci sarà dopo, Paradiso, Inferno, Reincarnazione, viaggio sola andata in terra di Odino. A me basterebbe rivivere tutto questo e poter incontrare la Strega di nuovo.

ricordi, oggetti, still life, strega, albero della vita, gravidanzaUn gioiello, se così si può chiamare, lo ha portato per sei mesi, regalo della zia bionda, non se ne separava mai. Un sonaglio, un ciondolo, non ho la più pallida idea di come si chiami esattamente, ma dopo due piani e sei mesi, tutto un nuovo mondo si è aperto.