lavoro

Una maratona di sei mesi. Mi verrebbe da scrivere “E ora inizia il giro di boa”. Così il bimbo ritorna nella pancia, la pancia della mamma si sgonfia, ritorno al matrimonio, alle promesse, all’essere single sfigato. E così, sarei felice davvero? Giammai! Perché con la mia splendida moglie non mi annoio mai. Read Full Article

Lavoro in un call center ed una delle figure delle quali si sente parlare spesso, è quella del team leader. Tradotto lettera a lettera sarebbe squadra guida, quindi guida di una squadra. Il team leader, quindi, dovrebbe essere un allenatore e, siccome in Italia viviamo di pane e calcio, può avere diversi modi di allenare i suoi calciatori

Il Team Leader Supremo

Il team leader supremo trova origine nella grande Prussia, la sua nascita sancita da Otto Eduard Leopold von Bismarck-Schönhausen per gli amici “Il Cancelliere di Ferro”. Lui non parla, ordina, la democrazia per lui è una quisquiglia, per lui non esistono nomi e cognomi ma lettere e numeri.

  • Salve, mi presento, sono Gastaldo Verdi, felice di conoscerti.
  • Usa il tu e la prossima volta conoscerai la prigionia. Da ora in avanti quella è la tua postazione e tu non sei più Gastaldo Verdi ma K8790U.

Dialogo tra team leader supremo e operatore.

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Team Leader Supremo è anche disponibile nella versione orso giocattolo!

I numeri e le lettere sono le matricole dei suoi sottoposti, lui non ha collaboratori a progetto, ma sottoposti, i suoi poteri superano anche quelli del titolare di impresa, anche lui divenuto un mero accessorio alla grandiosità del Supremo.

La sua comprensione verso il prossimo, anche in caso di eventi luttuosi, ricorda molto le prediche piene di carità di Papa Francesco

  • Oggi non posso venire in ufficio, è morto mio nonno e sono in Chies…
  • …tuo nonno era vecchio. I vecchi muoiono.
  • Ma lui è stato un padre per me ed io…
  • …e tu muovi il culo sedere e corri di corsa qui in ufficio, perché è morto, non puoi resuscitarlo e hai venti contratti da fare.

Il suo tatto è semplicemente da premio Oscar. Tocca vette elevate sotto Natale, dove per incitare i sottoposti alla produzione, adopera simpatici ninnoli natalizi come la frusta a nove code ed il giorno della Vigilia impone, o meglio, premia i migliori del gruppo regalando loro dei vestiti di Babbo Natale che dovranno usare nella sua dimora per portare i regali, ovviamente pagati dai sottoposti, alla sua aulica progenie.

Nuovi arrivi a lavoro

Un posto di lavoro si caratterizza per il dinamismo con il quale entrano ed escono sottoposti, o collaboratori a progetto, che dir si voglia, per la staticità con la quale il team leader Supremo riesce sempre a esser lì al suo posto.

Arrivano due ragazzine, ventenni, alla loro prima esperienza sul lavoro, ma sono felici, perché sono amiche, hanno studiato insieme, hanno gli stessi amici e ora hanno anche lo stesso lavoro.

Una delle due arriva prima, occupando anche il posto per l’altra ed è lì che lui giunge indomito

  • Sono Marilda, sto aspettando Enrichetta, così ci sediamo insieme
  • Che cara che sei, come mai tieni il posto per lei?
  • Perché ci conosciamo da sempre, è la mia amica, lavoreremo insieme qui!
  • Che bello, siete amichette del cuore?
  • Sì!!!
  • E lo sai che a me non me ne sbatte veramente un cazzo poco importa del vostro status amicizia, perché tu sei J002I e lei J022L e avete postazioni diverse e a calci in culo vi spedisco incitandoti fisicamente ti invito a sederti al tuo posto di lavoro?

Motivare la squadra

Ma il mondo è bello perché vario e ci sono, per fortuna, anche altri allenatori che hanno diversi metodi, magari li vedremo in futuro.

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Jurgen Klopp versione Team Leader Supremo

Ogni allenatore, però, quando la squadra va male, tende a riunire i giocatori per un discorso. Così in azienda, alle volte un obiettivo è facile da prendere un mese, ma il mese dopo la situazione cambia, sta al team leader supremo motivare la squadra sul lavoro

Pensate a una partita di calcio. Real Madrid contro Tenerife. Nel Real ci sono tutti i giocatori migliori in piena forma, nel Tenerife giocano le riserve e stanno anche male. Questo mese, il nostro obiettivo, è il Real e noi siamo il Tenerife, perché state facendo schifo. Perché fate schifo? Perché siete delle merdine non vi state adoperando al massimo. Perché non date il massimo a telefono? Perché siete delle teste di cazzo poco motivati. Ora vi motivo io, a calci in culo in modo pesante. Voglio vedervi urlare a telefono, resistere, parlare continuamente, voglio vedere il sangue uscire dalle orecchie e le lacrime dagli occhi e vi giuro che vi attacco il sedere sulla sedia e vi faccio stare qui 26 ore al giorno domeniche incluse sino alla fine del mese! E se vi manca la vostra famiglia la vado a prendere e metto a telefono anche loro!

 

Qualche giorno fa è stato il compleanno della bionda. Poi c’è anche stato il compleanno di zio Baby (persona vicina ai 60), cugina Alice e, per la serie le disgrazie non vengono mai sole, ecco che oggi tocca a Deg. I parenti non me ne vogliano, non posso scrivere tutto, e anche mia moglie deve capire che pubblicare un articolo ogni giorno significherebbe eliminare quei trenta minuti rimasti per la mia ninna nanna. In tutta questa svagonata di compleanni, perché scrivere di Deg?

Il tuo compeanno si autodistruggerà tra 3, 2…

Zio Deg è una di quelle persone che, nella vita, avrebbe potuto fare di tutto, ma siccome è un genio, ma proprio genio, adesso si alterna tra il dover andare a pestare vecchietti per avere i soldi dei condomini e un altro lavoro del quale non ne ho idea.

Dell’ultimo compleanno non posso scrivere nulla, perché non ricordo niente, come di tutti i suoi altri compleanni visto che, al solito, arriva il classico messaggio che simboleggia l’inizio dell’Apocalisse

Non facciamo tardi, prendiamo una sola birra.

Quante volte lo avrete letto anche voi? Quante volte lo avrete detto anche voi? E poi come finisce? Insomma, è una delle citazioni che preannuncia la tragedia.

Tornando alla caratteristica genio di zio Deg, ventenne aveva la passione per la musica e fondò una cover band a tema telefilm e cartoni animati anni 80. Per dare folclore al gruppo creò anche la trappola per fantasmi presente in Ghostbuster, ma la creò nel vero senso della parola.

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Ritratto di zio Deg e piccolo erede al trono di Zamunda.

Avete presente la scena dell’albergo a cinque stelle semidistrutto? Allo stesso modo zio Deg e la sua band ridussero il pub. Tuttavia, col passar di mesi, iniziarono a essere molto richiesti ma, il genio, in quanto genio, ha una capacità che pochi hanno.

La sacra tecnica dell’auto licenziamento sul lavoro

Il licenziamento, ahimè, è qualcosa che, purtroppo, può capitare. Anche le dimissioni possono capitare. Ma che cazz cosa rappresenta l’auto licenziamento?

Una persona fonda un gruppo musicale, ci possono essere dei dissidi e magari, colui che fonda la band, può avere l’ultima parola. Così è stato per zio Deg e queste sono le sue parole

Basta. Ho deciso. Sono out.

E nessuno lo ha più visto nella band. Grosso modo è andata così anche per il lavoro. Decise di aprire un negozio, specializzato in vendita di articoli sportivi nipponici. In parole povere zio Deg voleva acquistare il maggior numero possibili di katane e distruggere il genere umano. Un giorno, mentre parlava con dei clienti, favellò

Ho deciso. Niente sconti. Sono out. Mi autolicenzio.

Un genio mai sbocciato

Un giorno, alle porte di Appiano, si presentarono due ragazzi carichi di belle speranze. Di uno si diceva un gran bene, poteva essere il nuovo Maradona ma in nero azzurro. Dell’altro non si parlò tanto. Zio Deg è stato come quel campioncino inespresso, avioncito Rambert, uno dei tanti cessi giovani talenti che nell’Inter non sono riusciti a esplodere. Ah, giusto per la cronaca, il secondo ragazzo che nessuno si filava era un tale di cognome Zanetti.

Eppure il nostro amico genio ha inventato cose utilissime come

  • Un portatile da attaccare in auto per cambiare le marce, ma funzionavano solo la prima, la terza e la quinta le pari dovevate provvedere voi, con un po’ di creatività;
  • La serra idrolaserfotonica, poteva risolvere tutti i problemi legati ai disastri ambientali, ossia era in grado di sterminare qualsiasi presenza di verde nel raggio di trenta chilometri;
  • Un software per la domotica in grado di poter gestire qualsiasi impianto elettrico ed elettronico all’interno di una casa, ma faceva conflitto con lo sciacquone del bagno e non ha mai superato la versione beta.

Ho scritto al passato, come se zio Deg fosse morto ma, incredibile ma vero, è ancora qui. Ha anche superato, senza barare, il cammino di Santiago di Compostella, è stato il primo ad entrare nella storia, mille e passa chilometri da fare a piedi ed è tornato ingrassato di sei chili.

Ma ha ottenuto l’indulgenza ed il sommo perdono di tutti i peccati e così è tornato ad alcolizzarsi e gastemare l’universo a spada tratta perché adesso è immune al peccato.

Può definirsi vacanza una uscita di due ore sotto la neve? Per me sì! E quando ci ricapita di vedere la neve qui a Bari? Anche se va detto che questa è la seconda nevicata in tredici mesi, scherzi del clima. Perché non portare fuori il bimbo e fargli ammirare la sua prima nevicata?

Una vacanza breve

Ma nel vero senso della parola, una vacanza di 120 minuti, dovuta a due incredibili coincidenze. La prima, quella della neve a Bari. La seconda, la mezza giornata di permesso concessa sul lavoro, causa condizioni meteo avverse. L’attaccamento al posto di lavoro da parte di noi dipendenti è stato davvero encomiabile. Vista la tormenta di neve il nostro titolare si è presentato dicendo che se qualcuno voleva andare via, poteva farlo. C’è stata quindi una fuga di massa.

Ho visto macchine impennare mentre io mi dirigevo alla fermata dell’Amtab. Allegro e baldanzoso vedevo le macchine arrancare così, fiducioso nella società dei trasporti baresi e soprattutto ancor più fiducioso perché, sotto campagna elettorale, ci hanno regalato dei pulman nuovi di zecca, mi son detto, ci sarà poco da aspettare.

Uscito dall’azienda alle 13 sono arrivato a casa alle 16, solo tre ore per un percorso di 20 minuti!

Mia moglie ed io di nevicate ne abbiamo già viste, non parlo di quelle che si vedono ai festini ma quelle sotto zero, per nostro figlio sarebbe stata la prima volta.

Meno quattro gradi sotto zero, fiocchi di neve che cadevano, strade e marciapiedi ghiacciati, il clima ideale per fare uscire un bambino di quattro mesi!

Papà, ossia io, poi è stato davvero un genio perché si è portato dietro la macchina fotografica ignorando quella leggerissima nota per la quale ci sono reflex tropicalizzate e non. Cosa vuol dire tropicalizzato? Se la vostra macchina lo è potete scattare foto anche a uno tzunami e magari finirci pure dentro, o scendere nella profondità degli abissi e scattare foto con flash a qualche squalo.

Se la vostra macchina non lo è, sappiate che uno sputo già potrebbe mandar a donne il complesso sistema interno della reflex. Fortuna da lassù qualcuno mi ama e ha fatto smettere di nevicare.

La nostra splendida vacanza di due ore ha avuto come meta il parco dei tossici degli aquiloni a cinque minuti di distanza dalla nostra dimora. E ci siamo andati con lo stesso entusiasmo come se fossimo due turisti al Central Park, quando parliamo di un parchetto di cinquanta metri quadri.

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La prima volta del bimbo è stata, per lui, così entusiasmante che dopo dieci minuti si è addormentato. Mentre io continuavo a fare numeri su numeri. Il piccolo krogan infatti veniva portato dalla mamma, contenta, perché convinta che la macchina fotografica l’avrei usata per farle delle foto. Su trecento foto un dieci per cento è stato destinato alla causa famiglia mentre il restante novanta per centro alla causa microstock.

Perché secondo me, fare foto in un parco triste quanto una malinconica cornacchia agonizzante che gracchia, mi farà guadagnare milioni di miliardi. Come no. Per farvi una idea delle fantasmagoriche ed inquietanti immagini scattate, riporto la classica galleria immagini su flickr, priva di post produzione.

In giro con Burian

Poi ci ha pensato mia moglie a riprendere in mano le redini del gioco, invitandomi a prendere un caffè.

Doveva pagare lei ma appena entrati al bar, per farmi perdonare, le ho detto che avrei pagato io e così il caffè si è trasformato in aperitivo, pre cena, ammazza cena, cena all inclusive e maledetto a me che non mi sto mai zitto.

Come chiudere una vacanza in modo originale.

I ricordi. Tornare indietro nel tempo per rivivere emozioni, gioie, momenti tristi, momenti indimenticabili. La settimana scorsa, in ufficio, una piacevole sorpresa. Mancava poco alla fine del mio turno, sul monitor ormai vedevo i folletti irlandesi che avevan fatto partire il conto alla rovescia quando, all’improvviso, una sorpresa.

Ricordi fissi sul lavoro

Un posto di lavoro è, appunto, un luogo dove si lavora e dove non è che ci sia tutto questo spazio per i ricordi. A meno che non siano ricordi del tipo professionali, soddisfazioni dovuti a grandi meriti come quello di aver incendiato l’auto di uno dei tuoi team leader con un semplice accendino ed una scorreg e delle emissioni di gas naturale provenienti da rotondità accentuate del corpo.

Lavoro in un call center, dove i meriti se li prendono quelli che chiamano, stanno a telefono, portano contratti. Non sono un operatore telefonico, prima mi occupavo semplicemente di inserire testo ed immagini per siti, poi son finito, sempre nella stessa azienda, all’avventurosissimo incarico di caricare contratti. Dovrebbe essere un semplice copia e incolla di dati dalla telefonata sul pc. Ma non va così, ma scriverò in merito un altro giorno.

Il mio posto di lavoro è una perenne fonte di ricordi perché lì ho conosciuto la mia futura moglie. Sempre lì, la storia è andata avanti, sino a portare prima al matrimonio e poi alla nascita dell’erede. Quando il mio titolare venne per congratularsi del lieto evento, mi indicava a sua moglie, raccontandole tutta la nostra storia. Qui hai incontrato una splendida ragazza. Qui ti sei sposato. Qui hai avuto un figlio. Così ho sorriso chiedendo al mio titolare una semplice cortesia.

Un domani, di non essere licenziato, ma di essere giustiziato in pubblica piazza.

La settimana scorsa vedo il mio responsabile sorridere (quello buono, non quello al quale ho incendiato l’auto, il mio acerrimo nemico, il barone), mancava una mezzora alla fine.

Ma guarda, un nuovo collaboratore da schiavizzare al computer.

E vedo lui, mio figlio, insieme alla mamma. Lui mi vede. Ci guardiamo. Lui strilla e piange. Poi si avvicinano in massa tutte le ragazze – operatrici e lui inizia a sfoggiare sorrisi a destra e a manca, lo stron il figlio mio adorato che ha già capito tutto. La mamma lo smolla subito a chiunque voglia prenderlo in braccio e si prende tutti i meriti e complimenti come ti somiglia da morire, ha tutto di te, dal padre per fortuna non ha preso un caz proprio nulla.

Ed io, ad RPG Mordor, la ditta dove lavoro, assisto ad un evento più unico che raro, noto che la Strega inizia a commuoversi. Questi occhioni da cerbiatta, tutti lucidi, la voce che le trema. Mi sorride dicendomi che fare quei due piani l’ha colta di sorpresa, tutti i ricordi sono affiorati.

Insomma è entrata ad RPG Mordor per lavorare e la Strega, dopo qualche mese – anno si è ritrovata con una palla al piede e, successivamente, con una simpatica creaturina che divora cose commestibili e non. Per non parlare anche dei bonus cane, cognata, suocera, famiglia, amici alcolizzati di lui e via discorrendo. Più che un attacco di nostalgia credevo le venissero delle vere e proprie crisi epilettiche.

Arriva il momento dei saluti, scendiamo, sempre due piani e ancora mi confida come tutto questo sia stato inaspettato e le riempia ogni giorno il cuore di gioia.

Lei non ama gioielli, odia regali costosi, adora leggere, sentirsi corteggiata ancora, guardare soprattutto fotografie. Più volte scrivo con ironia, gioco sui nostri caratteri, a volte simili altre volte distanti. Non ho la più pallida idea di cosa ci sarà dopo, Paradiso, Inferno, Reincarnazione, viaggio sola andata in terra di Odino. A me basterebbe rivivere tutto questo e poter incontrare la Strega di nuovo.

ricordi, oggetti, still life, strega, albero della vita, gravidanzaUn gioiello, se così si può chiamare, lo ha portato per sei mesi, regalo della zia bionda, non se ne separava mai. Un sonaglio, un ciondolo, non ho la più pallida idea di come si chiami esattamente, ma dopo due piani e sei mesi, tutto un nuovo mondo si è aperto.

 

104 di questi giorni, un semplice articolo per ricordarmi che oggi cade il compleanno di zia Oriana o zia 104. Conosciuta qualche anno, una delle tante sobrie protagoniste al nostro matrimonio, una trottola impazzita che si destreggia nel duro mondo del lavoro barese, cercando di non soccombere.

Lavoro da 104

Si celebra la festa di compleanno di Oriana, la zia 104 che tutti vorrebbero avere. Soccorre tutti, amici, familiari, parenti e lo fa anche gratuitamente! Più le spacchi le palle rompi le scatole e più è contenta! Celebrata con una fotografia che ben risalta il suo sorriso gioioso quando discute con l’altro zio, Buco nero.

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E queste sono state le mie esperienze professionali…

Il mondo del lavoro del capoluogo pugliese offre tantissime opportunità e zia 104, in tutti questi anni, non si è fatta fuggire le più interessanti. Come ad esempio, la truccatrice. Qualcosa che fanno in molte, lei è stata così fortunata dall’accettare incarichi come truccare modelle in remoti e sperduti posti pugliesi, con vitto (panino con muffa e mortadella del 1518) ed alloggio (un sacco a pelo senza pelo e un lenzuolo sbranato da un cane) pagati insieme ad una moneta di scambio molto comune in queste terre, lavora per noi per fare esperienza. Ma soldi? No, esperienza.

Passiamo ad un altro lavoro, la ticchettatrice. Qui è stata pagata, ma vi starete chiedendo che caz in cosa consista cotale lavoro. Andava in un supermercato, dava dei click ad un gingillo e contava le persone che entravano. Scritta così può sembrar qualcosa legato al terrorismo. Non lo è, perché questo emozionante lavoro consisteva anche in una seconda missione, doveva intervistare le persone che uscivano e chiedere che genere di spesa avessero fatto. Essendo collocato questo luogo in una zona di Bari famosa, molto frequentata da persone di classe, il 99% delle volte quel che si sentiva dire zia 104 era fasclcazztustalurd Al momento vado di fretta e non posso rilasciare interviste”.

Ma chiudiamo questo post pro festa di compleanno con uno dei lavori più belli mai svolti, un vero clou, osannata da tutti gli amici, specie i maschietti. Perché per alcuni mesi, zia 104, lavorò anche come Porno Promoter! Un fantastico lavoro dove promuovere, all’interno di un centro commerciale, entusiasmanti gingilli per animare la vita di coppia. Ma l’aspetto più bella era, senza dubbio, che per importanti scelte di marketing e di promozione aziendale, doveva vestirsi come un gran tro a modo da risaltare la propria sensualità. Peccato non ci siano foto di repertorio.

Tra amici e computer

Ora non mi viene il nome in mente, quelli lì, come si chiamano, quelli dei computer. Una frase ascoltata non so quante volte. Papà, quando lavorava alla Planet Computer, insieme a zio Claudio e zio Alessandro, non veniva chiamato mai per nome. Eravamo come la mente dei Geth, i robot di Mass Effect. Un Geth solo non valeva nulla, un centinaio davano origine a una grande mente collettiva. Come Ronny e Claudio, dalle parole di Alessandro

Presi singolarmente siete due teste di cazzo un po’ scemotti, messi insieme riuscite a fare veramente schifo. Ma lo stupido sono io che vi mando a fare assistenza insieme.

E passati nove giorni dal loro compleanno, eccomi qui a scrivere un pezzo dedicato a loro. Ale tocca i quaranta mentre Claudio non ne ho la più pallida idea. Il primo papà lo conosce da quando aveva cinque anni, abbiamo fatto insieme asilo ed alimentari, pardon, elementari. Il secondo, una decina d’anni fa, ce lo siamo ritrovati al negozio di computer e siccome l’attività aveva bisogno di uno schiavo un nuovo dipendente, zio Ale lo prese.

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Quelli della Planet Computer

In realtà i titolari erano Ale e suo fratello Miky, le funzioni di tuo papà molto simili a quelli di una velina.

Un posto di lavoro come Omega

Riprendendo il filone videoludico di Mass Effect, il lavoro alla Planet Computer era come vivere ad Omega. Però su Omega avevi almeno la mezza fortuna di avere una tiranna figa come Aria T’Loak e non i Lavermicocca Brothers.

Perché devi sapere, figlio mio, che le persone vanno dal dietologo e lasciano 100 euro, e non dicon nulla. Vanno dal ginecologo, 150 euro e non batton ciglio. Vanno al negozio di computer per formattare il pc, e 30 euro mica li sganciano e se li sganciano, questi clienti bastardi queste fantastiche persone in più vogliono la borsa in omaggio, il mouse nuovo in omaggio, che lo porti a casa loro e già che stai dai un’occhiata al frigo e sul perché non funziona. Perché se tu capisci di computer conosci anche gli elettrodomestici no?

Più che tuo padre, alla fine, dopo sette anni, ha ceduto il fegato di tuo padre, ma ci sarà tanto da scrivere su queste vicende e tanto da raccontare sul rapporto tra esseri umani e tecnologia.

La prima settimana è andata. Parliamo di quando si torna a lavoro. Una gioia simile al Pessimismo Cosmico Leopardiano. Questa volta, per me, tesoro mio, non è stata così tragica dopo più di tre settimane a farmi una cultura di pannolini, fasciatoio, culle, copri capezzoli in argento (qualcosa che a prima lettura può dar molto di sexy shop ma non lo è assolutamente). Dopo cinque minuti mi sono chiesto, perché mi trovo qui? E ripenso che proprio qui, tu ed io, prossimi mamma e papà, ci siamo conosciuti.con grazia vorreiCosì lo scriverò come se fosse una fiaba per bambini. Read Full Article